

L’autrice l’avevo conosciuta da Fnac in occasione della Fiera del libro, racconta della sua permanenza in Giappone, descrive questi luoghi, le caratteristiche di un popolo così ligio a tradizioni e comportamenti per noi desueti in modo immediato, quasi essenziale, ma estremamente affascinante.
Quando leggo trovo sempre qualche pezzo che mi colpisce più di altri o perché illuminante o perché in sintonia con il mio pensiero, spesso mi riconosco molto di più nei libri, negli scritti, piuttosto che nelle parole di persone conosciute.
Ecco un passo che mi ha colpito molto e descrive la città di Hiroshima.
“Era come se qui le persone vivessero in maniera più intensa che altrove. Abitare in una città con un nome che, per il pianeta intero, è simbolo di morte aveva esaltato in loro la fibra vivente; ne derivava una sensazione di ottimismo che riproduceva l’atmosfera di un’epoca in cui ancora si credeva nell’avvenire.
La constatazione mi colpì al cuore. Fui subito sopraffatta da questa città dall’atmosfera lacerante di spavalda felicità. “
Chi segue il mio blog dall’inizio (qualcuno, so che c’è, vero caviette!), avrà più volte letto, che, per me, il dolore, la sofferenza lacerante se, elaborati nel modo giusto, non possono che portare a comportamenti positivi in cui, essendo consci delle vicende strazianti vissute, si apprezza veramente la serenità del presente trasformandola in piccole felicità. Questo può apparire disarmante, ma, in realtà, è significativo del fatto che non si è passati, invano, attraverso percorsi di disperazione.

Acciughe sciué sciué
Ingredienti per 4 persone:
300 g di acciughe fresche
2 limoni
prezzemolo fresco tritato
olio extra vergine di oliva
sale
Preparazione:
pulite e lavate le acciughe.
Fatele cuocere, un po’ per volta, in una padella antiaderente con un dito di acqua bollente per un minute.
Scolatele ed asciugatele con una carta alimentare.
In una scodella mettete il succo dei due limoni, l’olio, prezzemolo e sale. mescolate.
Condite le acciughe con la salsa e fate riposare per almeno 5 ore prima di servire.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
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