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Magali

Magali
martedì 16 dicembre 2014
Oro come il colore di questo prezioso libro!
Ed ecco la Grande ed Unica opera!
Ed eccoci qui coinvolte in questa nuova avventura: il terzo libro dell'MTChallenge e questa volta è veramente stupendo grazie, soprattutto, alla tenacia della mitica Alessandra!
Il volume è imperniato sul babà, ma raccoglie le ricette di tutti i lievitati che precedettero e seguirono l’invenzione di questo dolce (Parisienne, Saint Genix, Kougelhupf, Savarin). Vi sono anche ricette storiche e inedite. “Dolci Regali” o meglio dolci dei re o meglio ancora inteso come un dolce pensiero che potete fare a Natale a chi volete bene.
Il libro consta in tre sezioni: quella dello zucchero, con sciroppi e bagne aromatiche, quella delle creme, con una raccolta di oltre 50 ricette, che spaziano dalle versioni base alle variazioni sul tema e non dimentichiamo “la Dispensa del Castello”: raccolta di liquori, conserve, acque profumate, praline ed altre golose risorse, per un totale di oltre 130 ricette, da combinare fra loro in una sequenza infinita.
Non dimentichiamo che oltre ad Alessandra Gennaro hanno partecipato a quest’avventura la geniale Mai con i suoi disegni eccezionali e Paolo Picciotto con le sue magiche fotografie e … tutte noi della Community (Magali compresa) e il mitico editor Fabio Fazzari!
Ed ecco alcune pagine, semplicemente stupende!
Se vi interessa per voi ed anche come regalo natalizio lo potete acquistare qui, ma lo potete anche trovare nelle librerie o su Amazon.

Queste sono le specifiche:
DOLCI REGALI
Collana “I libri dell'MTChallenge”
SAGEP Editori- Genova
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Foto Paolo Picciotto
Illustrazioni Mai Esteve
Editor: Fabrizio Fazzari
Impaginazione: Barbara Ottonello

Ricorda che acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri, un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.
domenica 14 dicembre 2014
Continua il mio tour un po' diverso catturando scorci della mia amata capitale! Oggi vi porto nel Marais, che comprende una parte del 3° e del 4° arrondissement sulla rive destra della Senna e più precisamente queste foto le ho scattate nel quartiere ebraico che amo tantissimo. Il negozietto di alimentari, che fa anche da trattoria casalinga, non è adorabile?
E ora andiamo in cucina: leggo assiduamente il blog della mia amica Elena (vi consiglio di farle visita) ed è proprio da lei che ho appreso la notizia del compleanno.
Stefania è conosciuta da tantissimi nella blogosfera, io ho attinto parecchie volte dal suo blog, soprattutto rifacendo le sue ricette "furbe". Ed anche oggi sono stata da lei e ho preparato questa ricetta in occasione, comevi dicevo prima, del quinto compleanno del suo blog, L'Araba felice in cucina, partecipo con piacere al suo giveaway
colgo l'occasione per ringraziarla per la sua competenza, simpatia, bravura e, soprattutto, per la sua voglia di sperimentare!
Ed ora ecco la ricetta che abbiamo scelto: vegetariana, ovviamente!
Burgers di riso, ceci e yogurt
Ingredienti per 4 burgers:
125 ml di yogurt bianco naturale (di soia per i vegani)
mezzo cucchiaino di curry (oppure paprika dolce, o qualunque spezia vi piaccia)
sale a piacere
un cucchiaino di succo di limone o lime
un barattolo di ceci, scolati dal liquido di conservazione (o l'equivalente di ceci lessati in casa, ovvero 210 grammi senza acqua)
un cipollotto (io non l’avevo e usato uno scalogno)
70 g di riso lessato (peso da lessato)
2 carote
2 cucchiai di pangrattato
2 cucchiai di prezzemolo tritato , o coriandolo se piace

Preparazione:
cominciate mescolando lo yogurt con la spezia scelta, mezzo cucchiaino di sale e il succo di limone.
Lasciate da parte ed intanto nel robot mettere i ceci scolati dal liquido, lo scalogno e mezzo cucchiaino di sale.
Usare la funzione pulse finchè il tutto sarà omogeneo ma non proprio una pasta.
In una ciotola mescolare il riso, la carota passata alla grattugia a fori grossi, , il mix di ceci, il prezzemolo, il pangrattato e 2 cucchiaiate della salsa di yogurt preparata in precedenza.
Mescolare bene con le mani e dividere l'impasto in 4 porzioni a cui verrà data la forma di un burger.
Cuocerli in una padella calda con poco olio per circa 4 minuti per parte, tenendo il fuoco medio/basso.
Servire con la loro salsa.
E come dice Magali "leccatevi i baffi!"
domenica 7 dicembre 2014
Continuo con la mia Parigi segreta, gli angoli della città desueti, che desidero condividere con voi, con la speranza che vi faccia piacere.
Oggi vi parlo di rue de la Gaité una via di Parigi, nel quartiere di Montparnasse, dove si susseguono un'infinità di teatri e bistrot, dove le persone a fine spettacolo sono solite fermarsi per una cena in tarda serata o il bicchiere della staffa. Il nome Gaité è arcaico, accettato dall' Accademia di Francia come alternativa a gaieté (allegria) nel dizionario del 1798, in seguito con l'ultima versione del 1932 è stato definitivamente cancellato, solo che per cambiare il nome della via ci vorrebbe una delibera del Consiglio della Citta!
Poco lontano dalla Torre Montparnasse, proprio in rue de la Gaité (via dell'Allegria) si trova l’unico teatro italiano in Francia.
Un piccolo bel teatro all’italiana di circa 100 posti. C’è una programmazione esclusivamente di commedie di autori italiani classici e contemporanei, per la maggior parte non sono mai state presentate al pubblico francese.
Il teatro esiste qui, in rue de la Gaité, dal 1980.
Il suo creatore Attilio Maggiulli è un vecchi oallievo di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano. Egli continua la tradizione della commedia dell’arte mettendo in scena i “canovacci” dimenticati di Goldoni, Fiorilli, Gherardi, come alcune commedie ben più conosciute. Il tutto è recitato, ovviamente, in francese.

Ed ora andiamo in cucina: in questo periodo pre-natalizio, se mai, fa piacere essere attenti a ciò che si mangia, in vista anche delle imminenti festività, però, al contempo, si desidera anche gustare qualcosa di dolce. Non è il mio caso, infatti, il mio Natale sarà un giorno come tanti, per svariati motivi!
Per questa preparazione ho preso spunto da una ricetta di Benedetta Parodi, rapida com'è nel suo stile. Io, ultimamente, non ho più molta voglia di cucinare, ma, al contempo, non ho neanche voglia di mangiare sempre le stesse cose, quindi cerco di prepare cose nuove e veloci.

Cestini light
Ingredienti per 4 cestini:
4 fogli di pasta per brick (pasta sottilissima tipo pasta fillo)
burro fuso
2 vasetti di yogurt bianco cremoso
4 cucchiaini di miele
ananas, banana, lamponi

Preparazione:
spennellate il foglio di pasta con il burro fuso e poi tagliatelo in 4 quattro triangoli (il mio foglio di pasta è rotondo), metteteli in uno stampino con la punta dei triangoli sul fondo e sovrapponendoli.
All’interno ho messo una pallina di domopack alluminio per far sì che restassero fermi durante la cottura.
Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 5 minuti, non vi distraete, perché la prima infornata l’ho bruciata.
In una scodella mescolate lo yogurt con il miele e guarnite ogni cestino, decorate infine con la frutta fresca. Se desiderate potete spolverizzare con zucchero vanigliato o irrorare con del miele.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 30 novembre 2014
Come avrete ben capito sono una donna eclettica, la cucina è una componente di questo blog, ma non ne rappresenta l'esclusività. Vi ho anticipato che avrei condiviso con voi luoghi insoliti, nascosti, stupendi, scoperti durante l'ultimo mio soggiorno a Parigi. Uno di questi è la Fondation Henri Cartier Bresson, nel 14esimo arrondissement, in un impasse che si fatica a trovare, perché non è molto segnalato.
Da molti anni Henri Cartier-Bresson, Martine Franck e la loro figlia Mélanie avevano deciso di creare la Fondazione, che ha aperto le sue porte nel maggio 2003 in un elegane atelier di Montparnasse, costruito nel 1912 e ristrutturata per l’occasione.
Lo scopo della Fondazione è quello di conservare in Francia un patrimonio eccezionale ed inalienabile. Per mostrare al pubblico attraverso le angolazioni delle mostre, i tesori stabilmente custoditi o le opere di altri fotografi persino di pittori, scultori, disegnatori. Questa è la grande originalità di questa fondazione, che vi presento attraverso questi miei scatti.


Ho scoperto la Fondatzione in occasione di questa mostra, una delle tante che ho visitato in quanto novembre a Parigi è stato il mese della fotografia.
William Eggleston, fotografo americano nato nel 1939, originario del sud degli Stati Uniti dove vive ancora attualmente. E’ diventato l’artigiano di una nuova concezione della fotografia a colori, grazie alla sua esposizione al MoMa di New Yord nel 1976, non poco controversa all’epoca: il colore significa ancora una connotazione di volgarità per il mondo dell’arte.
Scatti emblematici dell’America di quell’epoca, i supermercati, i particolari come la bottiglia di coca cola in primo piano nitida con il resto perfettamente sfocato anche il piano antistante del tavolino dove è posta la bevanda (purtroppo non l'ho trovata per pubblicarla), le pompe di benzina, le persone ... E così molte altre, ottime fotografie sia in bianco e nero che a colori supportate da una tecnica di stampa semplicementeeccezionale. Ve ne mostro qualcuna ed inizio con quella del ragazzo che spinge i carrelli del supermercato, una delle sue fotografie più famose utilizzata anche per la brochure della mostra.
Ed ora andiamo in cucina con una ricetta che ho preparato solo per me durante una delle tante cene beatamente solitarie in quel di Parigi. Ci sono le patate viola che li sono molto diffuse con il loro tipico sapore simile a quello delle castagne, semplice, rapida, ma ottima.


Pesce in viola e verde
Ingredienti per 2 persone:
2 filetti di branzino
2 cucchiai di pesto (purtroppo comprato)
4 patate violette
olio d’oliva
sale

Preparazione:
lavate, asciugate le patate, pelatele e affettatele con la mandolina. Fatele cuocere in acqua bollente salata per 3 minuti.
Preriscaldate il forno a 220°, ungete una teglia mettetevi i filetti di pesce, un pizzico di sale e mettete su ogni filetto un cucchiaio di pesto. Mettete in forno e fate cuocere circa 6 minuti dipende dallo spessore e dalla grandezza del filetto.
Fate un “letto” di patate, condite con un pochino d’olio o con del pesto, secondo il vostro gusto, adagiatevi sopra il pesce e servite.
E come dice Magali “leccatevi i baffi”.
domenica 23 novembre 2014
Di Parigi amo ...
Il profumo dei croissants alla stazione della fermata del metrò "Les Halles", posso dire mi accompagni dal 1981, la prima volta in cui visitai questa città
Il tempo variabile velocemente nel corso della giornata
Le panetterie in cui trovi ad ogni ora tantissime varietà di brioche, innumerevoli dolci monoporzione il tutto accompagnato sempre da sorrisi e gentilezza
Le code educate delle persone in attesa
I tetti
La vivacità in qualsiasi giorno della settimana
Il disinteresse dei Parigini sull’abbigliamento altrui: il vero Parigino non guarda assolutamente come sei vestito
La socievolezza, la facilità con cui si chiacchiera con sconosciuti in un negozio, ad un caffè
L’aver tutto a portata di piede e di mano: qualsiasi luogo è facilmente raggiungibile, qualsiasi cosa trovabile
I mercati con la merce sempre esposta in modo ordinato
I mercati degli artisti
Il vento caldo, freddo, soprattutto all’uscita del metrò, che la caratterizza da sempre ed il cielo sempre in movimento
Le cose semplicemente sorprendenti come questi occhi che ti scrutano e sono solo dovuti al taglio di un ramo …


Per caso ho letto su un giornale a Parigi l’origine delle clementine, che devono il loro nome al loro invenore, Vital Rodier, o meglio frate Clemente, questo monaco agronomo francese della fine del XIX secolo, si occupava del giardino, dell’orto e del frutteto dell’orfanotrofio di Miserghin, una piccola città algerina della regione d’Oran,. Ed è proprio lì che con il botanico Louis-Charles Trabut, presidente della società d’orticultura algerina, ha tentato di incrociare una di mandarino e una di arancio. La loro sperimentazione ha dato nascita a un nuovo agrume. Zuccherino, privo di semi e più facile da sbucciare rispetto al mandarino, questo nuovo frutto rese felici i bambini dell’orfanotrofio. All’inizio fu chiamato “mandarinetto”, poi finalmente l’agrume venne battezzato “clementine” in omaggio a Frate Clemente.
Vi ho raccontato questo, perché l’ingrediente principe della ricetta di oggi sono appunto le clementine: spesso girovago in rete e trovo ricette che salvo sul pc, con il buon proposito di farle. Questa mi ha subito incuriosito per la sua preparazione un po’ diversa dal solito e ho deciso di “provarla”. Io ho utilizzato uno stampo a cerniera di diametro 17 cm e viene decisamente alta, ma ne avevo solo un altro, per me, troppo grande. E’ rimasta comunque bella sofficiosa e il risultato mi ha ampiamente sorpreso e soddisfatto!

Torta sorprendente:
Ingredienti:
800 ml di acqua minerale
130 g di zucchero
4 clementine non trattate

200 g di polvere di mandorle
150 g di zucchero
4 uova
1 cucchiaino raso di lievito per dolci

Per spolverizzare:
zucchero vanigliato, cacao amaro, un pizzico di cannella

Preparazione:
lavate e spazzolate bene le clementine. Portate ad ebollizione l’acqua con 130 grammi di zucchero, aggiungete le clementine intere. Abbassare il fuoco e fate cuocere circa un’ora. A cottura ultimata togliere le clementine dallo sciroppo. Fate raffreddare.
Preriscaldate il forno a 180°.
Passate le clementine al mixer fino ad ottenere una purea. Aggiungete la polvere di mandorle, 150 grammi di zucchero, le uova, il lievito e amalgamate bene.
Versate il composto in uno stampo a cerniera foderate di carta forno.
Infornate e fate cuocere per 20 minuti, poi abbassate il forno a 160° e fate cuocere per altri 30 minuti (se usate uno stampo più grande, anche meno). Verificate la cottura della torta con uno stuzzicadente, se è ancora umida lasciatela ancora in forno.
Lasciate raffreddare prima di togliere dallo stampo. Quando sarà fredda spolverizzate con il composto indicato negli ingredienti.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 16 novembre 2014
Se avete voglia di leggere tutto il post non ve ne pentirete e capirete come mai siamo di nuovo presenti con la versione salé, per partecipare all’amato MTC
Seguendo sempre le indicazioni della mitica Francy!
Io amo molto Pablo Neruda, quando ero giovane ho letto tanto di lui, e le odi elementari sono da sempre facenti parte della mia vita, ho ancora un diario, avevo 18 anni, in cui ne sono riportati tantissimi stralci. Ed è proprio lui che ho disturbato per questa sfida dell’MTC (spero che da lassù non se ne voglia), sono andata a ripescare un’ode tra le tante, eccone uno stralcio

Profonda
e soave sei,
polpa pura, purissima
rosa bianca
sepolta,
fiorisci
là dentro
nella terra,
nella tua piovosa
terra
originaria…
……………………………………
Universale delizia,
non aspettavi
il mio canto,
perché sei sorda
e cieca
e sepolta.
A malapena
parli nell’inferno
dell’olio
o canti
nelle fritture
dei porti,
vicino alle chitarre,
silenziosa,
farina della notte
sotterranea,
tesoro infinito
dei popoli.
Da ode alla patata – Pablo Neruda

Questi muffins potevano anche essere chiamati i muffin della tenacia, perché li avevo già fatti una volta, solo che essendo, questo forno uno sconosciuto, li avevo infornati, ma lui, in realtà, non era alla temperatura giusta e non erano spompati … mi ero ripromessa di non rifarli ed invece, rieccomi, ops rieccoci qua.
In realtà la guarnizione era di noci pecan tritate, ma in questa seconda volta non ne avevo più le avevo usate tutte …
Potevano anche essere chiamati i muffin del mistero, perché non so come mai, confesso la mia ignoranza, con la cottura le patate violette assumono una colorazione verde … anche muffin alieno non sarebbe stato male.
Ritornando al titolo ho scelto questo proprio, perché, su suggerimento di Magali, ho scattato questa foto, lo so la luce non è perfetta, ma non potevo attendere per rifarla. Vi rendete conto una “disgraziata” (cioè io) che deve prendere un metrò per andare in fiera (tragitto che dura un’ora e mezza tra bus/metrò/RER) e invece devia, scende prende un bus, per andare lungo la Senna, con i muffins al seguito, li mette sul parapetto e scatta la foto … ma che farò la prossima volta per l’MTC? Questa volta è tutta colpa di Magali che mi ha suggerito l’idea, siamo proprio una strana coppia, sempre più stravagante, ma che senso avrebbe la vita se scorresse sempre lungo gli stessi binari? A che varrebbe esistere se non si vivessero nuove avventure, emozioni? Ed è per questo che siamo fiere di presentarvi i nostri muffins in Paris (senza noci pecan) parafrasando il mitico film di Woody Allen Midnight in Paris. Dimenticavo sono anche gluten free!


Muffins in Paris
Ingredienti per 6 muffins medi:
100 g farina di riso
50 g di farina fior di mais
4 g di lievito in polvere per salati
un pizzico di bicarbonato
1 uovo
120 g di yogurt greco
20 g di burro
40 g di formaggio di pecora media stagionatura
2 patate viola
1 pizzico di curcuma
zenzero grattugiato fresco
sale

Per guarnire:
noci pecan, ma noi le avevamo finite

Preparazione:
Sistemate i pirottini di carta negli incavi della teglia da muffins oppure ungeteli e infarinateli bene, fondo e bordi.
Pelate le patate, affettatele con la mandolina e fatele cuocere in acqua bollente salata per un minuto, scolate e mettetele da parte.
Preriscaldate il forno a 190°C modalità statica.
Fate sciogliere il burro a bagnomaria e tenete da parte.
Tagliate il formaggio a pezzetti.
In una ciotola grande setacciate le farine col lievito e il bicarbonato. Aggiungete il formaggio a pezzetti, il sale, la curcuma, lo zenzero grattugiato. Mescolate bene, fate la fontana e tenete da parte. In una ciotola media sbattete l’uovo con lo yogurt, aggiungete il burro fuso e le patate. Amalgamate bene e versate il composto nella ciotola degli ingredienti secchi.
Con un cucchiaio mescolate brevement, sempre 10-11 giri di cucchiaio solo per amalgamare gli ingredienti.
Riempite i pirottini per 2/3 o al bordo, infornate, abbassate la temperatura a 180°C e cuocete per circa 20-25 minuti. Controllate sempre la cottura con uno stecchino.
Lasciateli riposare 5 minuti poi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una gratella.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 13 novembre 2014
Eccomi qua con l’MTC, ormai è peggio di una droga e chi fa parte di questo gruppo lo sa perfettamente!
Questa volta ha vinto Francy, non la conosco personalmente, né telefonicamente, ma Magali ed io percepiamo, a volte, cose al di là dello schermo e ci siamo fatti un’idea di lei: solare, forse a volte si arrabbia, ma le passa subito, sempre di corsa, ma con il desiderio di tranquillità insito nel dna, una persona straordinaria e lo dimostra attraverso i suoi disegni che ci fanno impazzire per quanto siano sempre azzeccati, originali, ironici, quindi non possiamo che essere contentissime della sua vittoria, che ci ha spinto a fare questa ricetta anche in questa minimal kitchen, andando come pellegrine, una volta a comprare il setaccio, una volta gli stampini … poi gli ingredienti, perché qua la dispensa era vuota, beh, certo che se l’inquilino precedente avesse saputo che dovevamo preparare i muffin di sicuro non l’avrebbe lasciata così! Non so se riuscirò a fare un’altra versione, perché sono abbastanza nelle curve e già a questa ricetta ha dovuto pensare Magali, io le ho dato solo lo spunto. Ci è venuto da ridere quando nelle note la Francy diceva che conoscevamo benissimo il nostro forno! Noi che a casa abbiamo il ventisettenne ci siamo trovate di fronte questo sconosciuto … quindi per una volta abbiate pietà di noi, sole in terra straniera, circondate da sconosciuti, ammirate il fatto che non ci siamo arrese, nonostante le avversità, come sempre siamo andate avanti, perché ci fa piacere essere tra voi. I pochissimi che mi conoscono, sanno che sono una donna schietta, troppo sincera e quindi lo ribadisco e lo affermo che, per una persona come me (non sto a raccontarmi la mia vita, perché sarebbe troppo lungo, triste, duro, così dissimile dalle vite altrui nelle vicissitudini negative al punto di non poter essere compresa da molti e perché a volte è meglio non ricordare) esserci e, soprattutto, essere in compagnia di tutti coloro che fanno parte di questo gruppo, che mi lasciano sempre parole bellissime, per noi è importante e significativo. Ed ora andiamo in cucina, che Magali alza gli occhi al cielo segno che ho già straparlato!
In effetti questi muffin potrebbero andare benissimo per cinquanta sfumature di grigio, che non ho letto e non leggerò, ma l’ispirazione deriva dalla canzone di Francesco Guccini che ascoltavamo sempre l’estate in cui, mio marito ed io, ci siamo messi insieme, fa parte dell’album omonimo uscito proprio nel 1983, sto parlando di Autogrill, qui di seguito lo stralcio e il video

"Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di tè..."
                                 Francesco Guccini

Quindi in questa ricetta c’è un po’ di te, di tè, un misto di amore, dolcezza, desiderio di conoscenza attraverso il viaggio e dall’unione di tutti questi ingredienti sono nati questi muffins.

Muffins pensando a Tè
Ingredienti per 6 muffins medi:
150 g farina 00
50 g zucchero di canna
1/4 cucchiaino di bicarbonato
8 g di lievito in polvere per dolci
1 cucchiaino abbondante di tè Earl Grey
70 gi di cioccolato fondente 70%
40 g di crema di sesamo nero di Jean Hervé (sesamo nero 50%, sesamo completo 50% unite formano una sorta di crema, perchè producono dell'olio)
50 ml di latte
120 g di yogurt greco
1 uovo

Per guarnire:
50 g di cioccolato bianco
1 cucchiaio di crema di sesamo nero
30 g di crema liquida di avena (come la panna da cucina, solo a base di avena)

Preparazione:
sistemate i pirottini di carta nella teglia per i muffins oppure ungete e infarinate bene gli incavi, fondo e bordi.
Portate il forno a 190°C modalità statica.
In una ciotola lavorate lo yogurt con lo zucchero.
Unite l’uovo mescolando con una frusta, aggiungete la crema di sesamo, mescolate bene e tenete da parte.
In una ciotola grande setacciate tutti gli ingredienti secchi (la farina con il lievito, il sale, il bicarbonato) aggiungete il tè.
In ultimo unite il cioccolato tritato grossolanamente.
Formate una fontana e versateci dentro il composto liquido.
Con un cucchiaio amalgamate i due composti mescolando BREVEMENTE, con non più di 10-11 giri di cucchiaio.
Il composto dovrà risultare grumoso.
Riempite i pirottini o gli incavi della teglia per 2/3 o al bordo, infornate ed abbassate la temperatura a 180°C modalità statica.
Cuocete per 20-25 minuti, controllate la cottura inserendo uno stecchino nel centro dei muffins, se esce pulito sono pronti. Dovranno risultare leggermente dorati in superficie.
Sfornateli, lasciateli riposare 5 minuti poi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una gratella.
Per guarnire: fate fondere a bagnomaria il cioccolato bianco e la crema di sesamo. Mescolate fino a rendere omogeneo. Fate bollire la crema, aggiungete il cioccolato fuso in tre volte, mescolando bene. Ricoprite i muffins.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

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