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Magali

Magali
domenica 23 novembre 2014
Di Parigi amo ...
Il profumo dei croissants alla stazione della fermata del metrò "Les Halles", posso dire mi accompagni dal 1981, la prima volta in cui visitai questa città
Il tempo variabile velocemente nel corso della giornata
Le panetterie in cui trovi ad ogni ora tantissime varietà di brioche, innumerevoli dolci monoporzione il tutto accompagnato sempre da sorrisi e gentilezza
Le code educate delle persone in attesa
I tetti
La vivacità in qualsiasi giorno della settimana
Il disinteresse dei Parigini sull’abbigliamento altrui: il vero Parigino non guarda assolutamente come sei vestito
La socievolezza, la facilità con cui si chiacchiera con sconosciuti in un negozio, ad un caffè
L’aver tutto a portata di piede e di mano: qualsiasi luogo è facilmente raggiungibile, qualsiasi cosa trovabile
I mercati con la merce sempre esposta in modo ordinato
I mercati degli artisti
Il vento caldo, freddo, soprattutto all’uscita del metrò, che la caratterizza da sempre ed il cielo sempre in movimento
Le cose semplicemente sorprendenti come questi occhi che ti scrutano e sono solo dovuti al taglio di un ramo …


Per caso ho letto su un giornale a Parigi l’origine delle clementine, che devono il loro nome al loro invenore, Vital Rodier, o meglio frate Clemente, questo monaco agronomo francese della fine del XIX secolo, si occupava del giardino, dell’orto e del frutteto dell’orfanotrofio di Miserghin, una piccola città algerina della regione d’Oran,. Ed è proprio lì che con il botanico Louis-Charles Trabut, presidente della società d’orticultura algerina, ha tentato di incrociare una di mandarino e una di arancio. La loro sperimentazione ha dato nascita a un nuovo agrume. Zuccherino, privo di semi e più facile da sbucciare rispetto al mandarino, questo nuovo frutto rese felici i bambini dell’orfanotrofio. All’inizio fu chiamato “mandarinetto”, poi finalmente l’agrume venne battezzato “clementine” in omaggio a Frate Clemente.
Vi ho raccontato questo, perché l’ingrediente principe della ricetta di oggi sono appunto le clementine: spesso girovago in rete e trovo ricette che salvo sul pc, con il buon proposito di farle. Questa mi ha subito incuriosito per la sua preparazione un po’ diversa dal solito e ho deciso di “provarla”. Io ho utilizzato uno stampo a cerniera di diametro 17 cm e viene decisamente alta, ma ne avevo solo un altro, per me, troppo grande. E’ rimasta comunque bella sofficiosa e il risultato mi ha ampiamente sorpreso e soddisfatto!

Torta sorprendente:
Ingredienti:
800 ml di acqua minerale
130 g di zucchero
4 clementine non trattate

200 g di polvere di mandorle
150 g di zucchero
4 uova
1 cucchiaino raso di lievito per dolci

Per spolverizzare:
zucchero vanigliato, cacao amaro, un pizzico di cannella

Preparazione:
lavate e spazzolate bene le clementine. Portate ad ebollizione l’acqua con 130 grammi di zucchero, aggiungete le clementine intere. Abbassare il fuoco e fate cuocere circa un’ora. A cottura ultimata togliere le clementine dallo sciroppo. Fate raffreddare.
Preriscaldate il forno a 180°.
Passate le clementine al mixer fino ad ottenere una purea. Aggiungete la polvere di mandorle, 150 grammi di zucchero, le uova, il lievito e amalgamate bene.
Versate il composto in uno stampo a cerniera foderate di carta forno.
Infornate e fate cuocere per 20 minuti, poi abbassate il forno a 160° e fate cuocere per altri 30 minuti (se usate uno stampo più grande, anche meno). Verificate la cottura della torta con uno stuzzicadente, se è ancora umida lasciatela ancora in forno.
Lasciate raffreddare prima di togliere dallo stampo. Quando sarà fredda spolverizzate con il composto indicato negli ingredienti.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 16 novembre 2014
Se avete voglia di leggere tutto il post non ve ne pentirete e capirete come mai siamo di nuovo presenti con la versione salé, per partecipare all’amato MTC
Seguendo sempre le indicazioni della mitica Francy!
Io amo molto Pablo Neruda, quando ero giovane ho letto tanto di lui, e le odi elementari sono da sempre facenti parte della mia vita, ho ancora un diario, avevo 18 anni, in cui ne sono riportati tantissimi stralci. Ed è proprio lui che ho disturbato per questa sfida dell’MTC (spero che da lassù non se ne voglia), sono andata a ripescare un’ode tra le tante, eccone uno stralcio

Profonda
e soave sei,
polpa pura, purissima
rosa bianca
sepolta,
fiorisci
là dentro
nella terra,
nella tua piovosa
terra
originaria…
……………………………………
Universale delizia,
non aspettavi
il mio canto,
perché sei sorda
e cieca
e sepolta.
A malapena
parli nell’inferno
dell’olio
o canti
nelle fritture
dei porti,
vicino alle chitarre,
silenziosa,
farina della notte
sotterranea,
tesoro infinito
dei popoli.
Da ode alla patata – Pablo Neruda

Questi muffins potevano anche essere chiamati i muffin della tenacia, perché li avevo già fatti una volta, solo che essendo, questo forno uno sconosciuto, li avevo infornati, ma lui, in realtà, non era alla temperatura giusta e non erano spompati … mi ero ripromessa di non rifarli ed invece, rieccomi, ops rieccoci qua.
In realtà la guarnizione era di noci pecan tritate, ma in questa seconda volta non ne avevo più le avevo usate tutte …
Potevano anche essere chiamati i muffin del mistero, perché non so come mai, confesso la mia ignoranza, con la cottura le patate violette assumono una colorazione verde … anche muffin alieno non sarebbe stato male.
Ritornando al titolo ho scelto questo proprio, perché, su suggerimento di Magali, ho scattato questa foto, lo so la luce non è perfetta, ma non potevo attendere per rifarla. Vi rendete conto una “disgraziata” (cioè io) che deve prendere un metrò per andare in fiera (tragitto che dura un’ora e mezza tra bus/metrò/RER) e invece devia, scende prende un bus, per andare lungo la Senna, con i muffins al seguito, li mette sul parapetto e scatta la foto … ma che farò la prossima volta per l’MTC? Questa volta è tutta colpa di Magali che mi ha suggerito l’idea, siamo proprio una strana coppia, sempre più stravagante, ma che senso avrebbe la vita se scorresse sempre lungo gli stessi binari? A che varrebbe esistere se non si vivessero nuove avventure, emozioni? Ed è per questo che siamo fiere di presentarvi i nostri muffins in Paris (senza noci pecan) parafrasando il mitico film di Woody Allen Midnight in Paris. Dimenticavo sono anche gluten free!


Muffins in Paris
Ingredienti per 6 muffins medi:
100 g farina di riso
50 g di farina fior di mais
4 g di lievito in polvere per salati
un pizzico di bicarbonato
1 uovo
120 g di yogurt greco
20 g di burro
40 g di formaggio di pecora media stagionatura
2 patate viola
1 pizzico di curcuma
zenzero grattugiato fresco
sale

Per guarnire:
noci pecan, ma noi le avevamo finite

Preparazione:
Sistemate i pirottini di carta negli incavi della teglia da muffins oppure ungeteli e infarinateli bene, fondo e bordi.
Pelate le patate, affettatele con la mandolina e fatele cuocere in acqua bollente salata per un minuto, scolate e mettetele da parte.
Preriscaldate il forno a 190°C modalità statica.
Fate sciogliere il burro a bagnomaria e tenete da parte.
Tagliate il formaggio a pezzetti.
In una ciotola grande setacciate le farine col lievito e il bicarbonato. Aggiungete il formaggio a pezzetti, il sale, la curcuma, lo zenzero grattugiato. Mescolate bene, fate la fontana e tenete da parte. In una ciotola media sbattete l’uovo con lo yogurt, aggiungete il burro fuso e le patate. Amalgamate bene e versate il composto nella ciotola degli ingredienti secchi.
Con un cucchiaio mescolate brevement, sempre 10-11 giri di cucchiaio solo per amalgamare gli ingredienti.
Riempite i pirottini per 2/3 o al bordo, infornate, abbassate la temperatura a 180°C e cuocete per circa 20-25 minuti. Controllate sempre la cottura con uno stecchino.
Lasciateli riposare 5 minuti poi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una gratella.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 13 novembre 2014
Eccomi qua con l’MTC, ormai è peggio di una droga e chi fa parte di questo gruppo lo sa perfettamente!
Questa volta ha vinto Francy, non la conosco personalmente, né telefonicamente, ma Magali ed io percepiamo, a volte, cose al di là dello schermo e ci siamo fatti un’idea di lei: solare, forse a volte si arrabbia, ma le passa subito, sempre di corsa, ma con il desiderio di tranquillità insito nel dna, una persona straordinaria e lo dimostra attraverso i suoi disegni che ci fanno impazzire per quanto siano sempre azzeccati, originali, ironici, quindi non possiamo che essere contentissime della sua vittoria, che ci ha spinto a fare questa ricetta anche in questa minimal kitchen, andando come pellegrine, una volta a comprare il setaccio, una volta gli stampini … poi gli ingredienti, perché qua la dispensa era vuota, beh, certo che se l’inquilino precedente avesse saputo che dovevamo preparare i muffin di sicuro non l’avrebbe lasciata così! Non so se riuscirò a fare un’altra versione, perché sono abbastanza nelle curve e già a questa ricetta ha dovuto pensare Magali, io le ho dato solo lo spunto. Ci è venuto da ridere quando nelle note la Francy diceva che conoscevamo benissimo il nostro forno! Noi che a casa abbiamo il ventisettenne ci siamo trovate di fronte questo sconosciuto … quindi per una volta abbiate pietà di noi, sole in terra straniera, circondate da sconosciuti, ammirate il fatto che non ci siamo arrese, nonostante le avversità, come sempre siamo andate avanti, perché ci fa piacere essere tra voi. I pochissimi che mi conoscono, sanno che sono una donna schietta, troppo sincera e quindi lo ribadisco e lo affermo che, per una persona come me (non sto a raccontarmi la mia vita, perché sarebbe troppo lungo, triste, duro, così dissimile dalle vite altrui nelle vicissitudini negative al punto di non poter essere compresa da molti e perché a volte è meglio non ricordare) esserci e, soprattutto, essere in compagnia di tutti coloro che fanno parte di questo gruppo, che mi lasciano sempre parole bellissime, per noi è importante e significativo. Ed ora andiamo in cucina, che Magali alza gli occhi al cielo segno che ho già straparlato!
In effetti questi muffin potrebbero andare benissimo per cinquanta sfumature di grigio, che non ho letto e non leggerò, ma l’ispirazione deriva dalla canzone di Francesco Guccini che ascoltavamo sempre l’estate in cui, mio marito ed io, ci siamo messi insieme, fa parte dell’album omonimo uscito proprio nel 1983, sto parlando di Autogrill, qui di seguito lo stralcio e il video

"Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di tè..."
                                 Francesco Guccini

Quindi in questa ricetta c’è un po’ di te, di tè, un misto di amore, dolcezza, desiderio di conoscenza attraverso il viaggio e dall’unione di tutti questi ingredienti sono nati questi muffins.

Muffins pensando a Tè
Ingredienti per 6 muffins medi:
150 g farina 00
50 g zucchero di canna
1/4 cucchiaino di bicarbonato
8 g di lievito in polvere per dolci
1 cucchiaino abbondante di tè Earl Grey
70 gi di cioccolato fondente 70%
40 g di crema di sesamo nero di Jean Hervé (sesamo nero 50%, sesamo completo 50% unite formano una sorta di crema, perchè producono dell'olio)
50 ml di latte
120 g di yogurt greco
1 uovo

Per guarnire:
50 g di cioccolato bianco
1 cucchiaio di crema di sesamo nero
30 g di crema liquida di avena (come la panna da cucina, solo a base di avena)

Preparazione:
sistemate i pirottini di carta nella teglia per i muffins oppure ungete e infarinate bene gli incavi, fondo e bordi.
Portate il forno a 190°C modalità statica.
In una ciotola lavorate lo yogurt con lo zucchero.
Unite l’uovo mescolando con una frusta, aggiungete la crema di sesamo, mescolate bene e tenete da parte.
In una ciotola grande setacciate tutti gli ingredienti secchi (la farina con il lievito, il sale, il bicarbonato) aggiungete il tè.
In ultimo unite il cioccolato tritato grossolanamente.
Formate una fontana e versateci dentro il composto liquido.
Con un cucchiaio amalgamate i due composti mescolando BREVEMENTE, con non più di 10-11 giri di cucchiaio.
Il composto dovrà risultare grumoso.
Riempite i pirottini o gli incavi della teglia per 2/3 o al bordo, infornate ed abbassate la temperatura a 180°C modalità statica.
Cuocete per 20-25 minuti, controllate la cottura inserendo uno stecchino nel centro dei muffins, se esce pulito sono pronti. Dovranno risultare leggermente dorati in superficie.
Sfornateli, lasciateli riposare 5 minuti poi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una gratella.
Per guarnire: fate fondere a bagnomaria il cioccolato bianco e la crema di sesamo. Mescolate fino a rendere omogeneo. Fate bollire la crema, aggiungete il cioccolato fuso in tre volte, mescolando bene. Ricoprite i muffins.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 9 novembre 2014
Non so come mai qui Magali assume comportamenti molto particolari: adora calamari con peperoncino e pomodoro, adora dei biscotti (lei non è assolutamente golosa di dolci)che acquisto in supermercato asiatico e provengono da Singapore, appena apro l'armadio lei si infila a curiosare e in ultimo ...
Da qui si avvia la riflessione che basta trovare un posto in cui ci sente a proprio agio e si sta benissimo. Tra poco saranno quindici giorni che sono qui, vivendo giorni pieni, alternando lavoro e diporto, sola con Magali e, sinceramente, tranne qualche effimero attimo, non mi sono mai sentita sola, triste, annoiata, ma completamente in pace con me stessa. Ho visto tante cose, scoperto quartieri nuovi, mi sono veramente mischiata, intrufolata in ambiti in cui l'unica straniera ero io, e mi è piaciuto tantissimo condividere momenti con persone, sicuramente, non di classe, ma essenzialmente genuine. Qui tutti ti chiedono un parere: se hai provato un certo tipo di tea, su come gli sta un abito che si stanno provando e io mi adeguo chiedo anche io pareri a mezzo mondo! Qui si impara a stare educatamente in coda, perchè si può leggere, si può scambiare quattro parole e tutti adorano l'Italia e gli Italiani e tutti conoscono Silvio, si non c'è uno che in un qualsiasi discorso che può andare dalla cucina, da quanto sia bella Venezia o di quanto siano profumati i limoni italiani, parla di Berlusconi ... incredibile. Va beh, scusate la divagazione ora si va in cucina ...
Oggi siamo andati a “casa” di Emanuela, che ringrazio per la sua gentilezza. Lei prepara piatti stupendi … su FB siamo amiche e appena ho visto la foto di questa torta da lei pubblicata, mi sono praticamente “fiondata” sul suo blog, che vi consiglio vivamente di andare a sbirciare, e me ne sono innamorata. Mi ha davvero stregata tenendo conto che io non sono attratta dalle torte con la crema, ma questa mi ha affascinato!
Ero un po’ restia a mettermi alla prova, sempre per il solito leitmotiv che ho un forno a gas di soli 27 anni in cui la temperatura varia secondo il suo umore … ma ho voluto tentare ugualmente quest’impresa, seguendo pari, pari le sue indicazioni, modificando, come da lei consigliato, le dosi di latte e Marsala nella crema ed ecco il risultato!

Torta "Savoiardo" allo zabaione
Ingredienti:
Per la base:
250 g di farina 00
125 g di zucchero
1 tuorlo + un uovo
50 g di burro
1 cucchiaino di lievito
i semini di mezza bacca di vaniglia
latte tanto quanto ne occorre per ottenere un impasto morbido ma lavorabile (qualche cucchiaio insomma)
Per la crema allo zabaione:
4 tuorli
4 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di maizena
230 ml di latte
70 ml di Marsala secco
essenza di vaniglia (io ho utilizzato dei semini di vaniglia)
Per la copertura savoiardo:
2 uova
60 g di zucchero semolato
60 g di zucchero a velo
50 g di fecola di patate
50 g di farina 00
i semini di mezza bacca di vaniglia
1 pizzico di sale

Preparazione:
Per la base: assemblate velocemente tutti gli ingredienti indicati per la base (il burro dev'essere freddo a tocchetti) e fate una palla aiutandovi con poca farina, avvolgetela nella pellicola e fate riposare in frigo (30 minuti).
Per la crema allo zabaione: in un pentolino mescolate il latte e il Marsala e lasciate scaldare sul fornello.
In una casseruola montate bene i tuorli con lo zucchero. Quando risulteranno spumosi aggiungete la maizena e la vaniglia. Unite a filo il composto caldo di latte e marsala, mescolate bene e riponete la casseruola sul fuoco fino a quando la crema risulterà densa, continuando a mescolare.
Trasferite subito la crema in un altro contenitore per evitare che continui a cuocere e copritela con della pellicola (adagiata proprio sulla superficie dello zabaione) per evitare la formazione della crosticina.
Per la copertura savoiardo: montate i rossi con lo zucchero semolato e il pizzico di sale e i bianchi a neve fermissima con lo zucchero a velo. Unite i due composti senza smontarli, dal basso verso l'alto e gradualmente, e poi aggiungete la vaniglia e le due farine setacciate a cucchiaiate.
Composizione della torta: stendete l'impasto morbido direttamente nella teglia con le mani cercando di renderlo omogeneo e piatto, aggiungete la crema e infine la copertura.
Cuocete a 170° sul ripiano più basso del forno per 45/50 minuti.
Attendete a tagliarla finchè non sia completamente raffreddata, altrimenti correte il rischio di rompere la copertura savoiardo, spolverizzate di zucchero a velo e servite.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
lunedì 3 novembre 2014
Quante riflessioni in questi ultimi tempi, perchè il mio mese di ottobre è stato duro fisicamente e moralmente, ma io ho tantissimi difetti di cui ne sono conscia, ma un grande pregio la tenacia. Non mi arrendo vado avanti, non mi piango addosso, non sto a domandarmi perchè proprio a me, credo fermamente che finchè respiro posso farcela, posso adoperarmi per proseguire il cammino. Sono fermamente convinta che qualsiasi avvenimento debba essere legato ad un insegnamento, io in questo momento mi trovo per la prima volta a pensare che Magali ed io siamo importanti, solo noi due al primo posto. Mi sento un po' egoista, ma al contempo è una sensazione stupenda, perchè sento l'essenza della vita tra le mani, sono in assoluta pace con me stessa. La solitudine è un'ottima compagnia, perchè ridimensiona tutto e mi ha fatto comprendere che non posso sostenere tutti, perchè alla fine il corpo si ribella e non mi segue più in questo rovinoso cammino. Sto riprendendo le fila del mio modus vivendi, perchè voglio, in futuro, essere, nonostante le vicissitudini, serena come in questi giorni.
Questo non significa essere scevra dai problemi, ma essere, nonostante tutto, molto più forte. Mi sento come un cavaliere senza macchia e senza paura e non potrebbe essere altrimenti visto che Magali, qui, si è trasformata in un cane fedele seguendomi sempre, venendo a leccarmi la guancia quando mi vede immobile, ad orari inconsueti, nel letto, rendendomi partecipe di quello che è successo durante la mia assenza miagolando finchè non le dò ascolto (detto fra noi non so cosa possa accadere in un monolocale in assoluta solitudine quando sono via per lavoro, ma i gatti sentono e vedono cose che a noi ancora non sono concesse!) Quindi per tutti questi motivi non posso non avere la certezza di essere sulla strada giusta. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi sono vicini, siete tanti e il vostro affetto è tangibile, credetemi le vostre parole e i vostri incoraggiamenti fanno la differenza, per il resto c'è Mastercard.
Pubblico questa foto scattata in questi giorni, che mi ha dato una gioia immensa, perchè vedere persone leggere è sempre più raro, per me il libro è una compagnia insostituibile, che sta ai tuoi tempi, che ti fa gioire, riflettere, a volte, tormentare, ma c'è sempre, basta che tu lo desideri.
 Ed ora in cucina e ... visto che la zucca è di stagione non poteva mancare una minestra super colorata!



Minestra non di sola zucca
Ingredienti per 4 persone:
800 g di zucca
2 foglie di alloro
2 porri
2 cucchiai aceto balsamico
sale
pepe
formaggio di capra
3 cucchiai parmigiano grattugiato fresco
olio extra vergine

Preparazione:
togliere la scorza alla zucca, sciacquarla, tagliarla a pezzettoni, metterla in una casseruola, aggiungere acqua fino quasi a coprirla, l’alloro, salate e fate cuocere. A cottura ultimata, togliete l’alloro e passate al mixer aggiungendo l’acqua di cottura.
Pulire i porri, affettarli con la mandolina aggiungerli alla purea di zucca e fate cuocere per circa 15 minuti.
A fine cottura aggiungete l’aceto e mescolate, poi il parmigiano e mescolate bene.
Al momento di servire fate aggiungete delle fette di formaggio di capra, una spolverata di pepe e fate gratinare. A vostro piacimento potete aggiungere anche dell’olio extravergine d’oliva, io non l’ho messo, perché era già gustosa così.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
sabato 25 ottobre 2014
L'altro giorno quando ho preparato questa ricetta era una giornata pessima, in cui ho avvertito la sofferenza penetrarmi, in cui non avevo voglia di nulla, perchè stanca di stare male per il mio prossimo. Come sempre sono rimasta nel mio guscio, a che serve condividere i brutti momenti? Ognuno ha già il proprio pesante bagaglio.  Allora sono andata in cucina, per cercare di uscire dalla spirale della mente, e poi perchè volevo proprio esserci questo mese al the recipe-tionist. E proprio da Flavia in questa giornata buia è arrivato un messaggio che mi ha scaldato il cuore, perchè quando si è soli basta anche solo una parola giusta, inaspettata che ti fa stare un po' meglio, ti fa riacquistare la consapevolezza che tutto passa e che domani si starà meglio, perchè? Perchè è così, non esiste nulla di statico, basta cercare la forza che ognuno ha dentro, cercarla negli occhi rotondi di Magali che mi guardano sempre con immutato e silenzioso affetto e affondare la mano nella sua morbida pelliccia non può far altro che allontanare il peso, evitando di porsi domande a cui nessuno può dare risposta e, semplicemente, andando a casa di Francy.
E così ho fatto partecipando all'iniziativa The recipe-tionist, organizzato dalla mitica Flavia.
e poi perchè, come ho detto prima, questa volta non volevamo assolutamente mancare, perchè la vincitrice del mese precedente è la nostra amata Francy che ci allieta con ricette&vignette, quindi, arrivando proprio "sul filo di lana", eccoci qui a riproporre una delle sue ricette, modificandola, come da regolamento, solo in un componente. Abbiamo scelto questa, proprio, perchè attratte dall'aggettivo nel titolo ed, anche, perchè non avevo voglia di una ricetta impegnativa, in quanto,  come potete notare la mia assistente si riposa beatamente!
Ed ora il budino buonissimo della nostra Francy!

Budino veloce al cioccolato
Ingredienti per 4 porzioni:

400 ml latte intero fresco
100 gr di cioccolato fondente
20 gr di cacao amaro
50 gr di zucchero integrale
40 gr di farina di riso
1 noce di burro
un pizzico di sale
Per guarnire:
100 ml di panna fresca lamponi freschi
1 cucchiaio di zucchero a velo

Preparazione:
in una ciotola setacciate la farina di riso, il cacao, lo zucchero e un pizzico di sale e tenete da parte.
In una pentola versate il latte aggiungete il cioccolato a pezzetti e la noce di burro mettete sul fuoco medio e fate sciogliere completamente.
Poco alla volta versate il latte al cioccolato nella ciotola con la farina e il cacao e mescolate bene con una frusta per sciogliere tutti i grumi.
Rimettete il composto sul fuoco e mescolare fino a che non si sarà un poco addensato, ci vorranno pochissimi minuti.
Suddividete il composto in 4 vasetti e fate raffreddare. Riponete in frigo fino al momento di servire.
Decorare con lamponi freschi e spolverizzate con zucchero a velo.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 19 ottobre 2014
Rieccoci con un'altra lasagna per il famoso e amato MTC
seguendo anche questa volta le indicazioni dell'ormai mitica Sabrina
Ormai sapete che siamo un po’ folli, siamo per così dire “fuori dall’ordinario”, ma è successa una cosa incredibile proprio nella nostra cucina …
Eravamo lì intente o meglio: io impegnata a farmi dei bicipiti da far invidia ad un sollevatore di pesi e Magali che mi guardava con i suoi occhi sgranati e in cuor suo pensava che ero proprio matta, poi ad un tratto …
La sfoglia ha iniziato a parlare:” Buongiorno sono la signora lasagna, diventerò Sua Maestà quando sarò abbondantemente condita, vorrei esprimere il mio pensiero circa la mia fotogenia, argomento alla ribalta in questo periodo. Come si può affermare che una comunione di gusti, di odori, sapori, ricordi non sia di bell’aspetto? Io sono contenta della mia esteriorità e me ne vanto! Poi ho visto tante mie sorelle in questa sfida dell’MTC veramente stupende, rosse bianche, nere, verdi, tradizionali, ringiovanite, diversamente gustose, ma legate tutte dal filo conduttore dell’amore, della magia, dell’alchimia che si crea in cucina quando ci si appresta a questa sfida, non ho ben capito il perché di tanto impegno, ma ho compreso che ogni partecipante desidera essere presente, perché far parte di questo gruppo crea legami, intreccia esistenze, rende partecipi anche le persone riservate come te Helga, riesce ad estrapolare da ognuno solo ed essenzialmente cose belle, opere più o meno (parlo per Helga) perfette, ma che trasudano sentimenti positivi. Desidero ringraziare Sabrina per avermi scelto come tema del mese, perché era da un po’ che desideravo un po’ di notorietà e avevo anche voglia di propormi in nuove versioni. Auguro a tutti i partecipanti di continuare a far emergere le proprie peculiarità come le iridate sfaccettature dei cristalli, perché, forse voi non ne siete consapevoli, ma siete “forti”!
Non faccio commenti su cosa succede da noi, non oso pensare al tema del mese successivo, mi domando che capiterà? Magali, gatta zen, non si stupisce di nulla d’altronde mi ha detto che se parla lei può parlare pure la lasagna! Io sto dando i numeri, ora ne sono consapevole!
Questa lasagna è stata chiamata così, perché è un piatto a strati ed è il piatto, per molti, del ricordo e da qui mi ricollego a mia madre di origine napoletana che soleva dirmi che  facevo il carro di picchipò, cioè mettevo sempre le cose una sull'altra fino a sfidare la sorte, e quando alla fine della preparazione della ricetta ho dovuto lavare tutto, visto che sono sprovvista di lavastoviglie e Magali si rifiuta di bagnare le sue zampotte, anche questa volta avevo fatto il carro di picchipò ed allora questa lasagna non poteva che chiamarsi così. A testimonianza di quanto scritto, vi presento il mio gocciolatoio!
Dimenticavo al posto del parmigiano ho utilizzato il morbier, un formaggio di montagna francese, di latte vaccino, con una striscia centrale erborinata, il cui gusto è molto simile ad una fontina molto saporita.Ed ecco la lasagna di picchipò!
La lasagna di picchipò
Ingredienti per 2 persone:
Per la sfoglia bianca:
gr. 65 di farina 0 di grano tenero + un po'
gr. 35 di semola di grano duro
1 uovo
Per il ragù:
150 g di salsiccia
3 zucchine medie
1 bicchiere vino rosso Dolcetto
olio di oliva
rosmarino, alloro
sale
Per la besciamella:
25 g di farina
20 g di burro
300 ml latte
100 g di morbier
noce moscata grattugiata fresca
sale

Preparazione:
per il ragù: pulite e sciacquate le zucchine, tagliatele a pezzettoni, fatele cuocere in acqua bollente salata (circa 3 dita) con il rosmarino e l’allora.
Scolatele dal liquido di cottura, che terrete da parte, e passatele al mixer, aggiungete un pochino dell’acqua di cottura per ottenere una crema.
Togliete la salsiccia dal budello, sgranatela con una forchetta per ridurla in pezzi.
In una padella mettete la salsiccia e fate soffriggere con alloro e rosmarino. Aggiungete il vino e fate evaporare, aggiungete la crema di zucchine e un pochino d’olio, fate cuocere dolcemente per una mezzora affinchè gli ingredienti si sposino bene.
Per la sfoglia: mettete sul tagliere le farine a fontana con al centro le uova e gli spinaci precedentemente lavati, cotti al vapore e strizzati bene della loro acqua.
Lavorate molto bene ed energicamente l'impasto fino ad amalgamare completamente gli spinaci e fino a quando non diventa liscio, aggiungendo, se necessario, della farina.
Farlo riposare coperto con una ciotola per una mezz'ora.
Riprendere l'impasto e stenderlo sottile con il matterello.
Una volta stesa, lasciare la sfoglia ad asciugare intanto che si prepara la besciamella.
Per la besciamella:
fate intiepidire il latte tenendone da parte un bicchiere.
Nel frattempo in una casseruola, a fuoco basso, fate fondere il burro, togliete dal fuoco, aggiungete la farina e mescolate con un cucchiaio di legno.
Mettete sul fuoco basso ed aggiungete poco per volta il latte tiepido, man mano che la salsa si addensa.
Aggiungete alla fine il morbier tagliato a dadini e mescolate finchè non si sia sciolto. Aggiungete una copiosa grattugiata di noce moscata, solo un pizzico di sale, (perché il formaggio e la salsiccia sono molto saporiti) e mescolate bene il tutto.
Aggiungete il latte che avete tenuto da parte se la besciamella si fosse troppo rappresa, prima di essere utilizzata.

La composizione della lasagna:
mettete a bollire abbondante acqua salata con l’aggiunta di due cucchiai di olio d’oliva.
Preparate una ciotola di acqua ghiacciata e uno scolapasta.
Tagliate la sfoglia in grandi rettangoli.
Buttatene un paio per volta nell'acqua bollente e quando riprende il bollore, scolateli con l'aiuto di una schiumarola, raffreddateli nell'acqua gelida e metteteli a scolare nello scolapasta e poi distendeteli sul tavolo su un canovaccio pulito.
Continuate in questo modo fino a cuocere tutti i rettangoli.
In una teglia da forno versare due mestoli di ragù (crema di zucchine e salsiccia), e stenderli bene fino a coprire il fondo.
Man mano che le lasagne si sono scolate bene dall'acqua stenderle nella teglia a strati, alternandole con uno strato di ragù (crema di zucchine e salsiccia), uno di besciamella, fino a riempire lo stampo.
Cuocetele in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti.
Spegnete il forno e lasciate riposare qualche minuto prima di servirle.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

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