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Magali

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lunedì 3 maggio 2010
Si suol dire che l’essere umano sia un essere sociale, ma, onestamente, io mi muovo a fatica in questa società densa di obblighi, doveri e di molti simili che a me affini, non lo sono per nulla.
Siamo convinte che dal dialogo nasce un miglioramento reciproco, ma io vedo solo intorno a me persone che hanno unicamente voglia di svuotare il sacco dei loro problemi, malesseri esistenziali e banalità. Magali ed io abbiamo riflettuto sul fatto che anche noi viviamo una vita ordinaria, scandita dalla quotidianità, ma noi siamo serene. Crediamo sia meglio una sana solitudine, piuttosto che uno scambio unilaterale volto solo ad alleggerirsi. Questo deriva dal concetto che gli uomini, purtroppo, di questi tempi hanno perso il gusto di unirsi per condividere “cose belle”, ma tendono, non tutti , ad associarsi nel momento del bisogno: sfoghi, lamentele, malattie …
Devo fare una piccola premessa: tempo fa ogni mio viaggio era accompagnato da un ricamo fatto durante i percorsi o la sera. Ricordo che ero in Irlanda ed ho conosciuto una signora di una certa età che era rimasta colpita da questa mia particolarità, e mi disse che lei e le sue amiche si trovavano un pomeriggio alla settimana proprio per ricamare.
Quel frangente a distanza di anni mi ritorna sempre in mente e mi fa bene al cuore, mi domando perché le persone non si trovino per ricamare, cucire, sferruzzare, preparare un dolce, leggere delle poesie, ma solo invece per parlare di malattie e soldi?
Questo sarebbe possibile, forse, se ognuno di noi riuscisse a liberarsi dalle catene che trattengono le nostre emozioni, da quelle che noi stessi ci imponiamo, da tutti quegli ostacoli che ci impediscono di librarci in volo e di sentirci più sollevati.
Il senso del dovere, il sacrificio non sono un passaporto per il paradiso, ma solo la via diretta per impedirci di essere liberi e di vedere quanto la vita possa essere semplice e straordinaria.
Per coglierne l’effettiva natura bisogna saperla guardare con gli occhi giusti, magici come quelli di Magali, ed essere così attenti ad intervenire sugli aspetti della nostra personalità che non ci aggradano e ci impediscono di vivere la vita che sogniamo. Siamo in prima persona noi gli artefici della nostra esistenza.
In questi giorni sono andata ad accudire Marina, la nonna adottiva di Magali, è stato magico, ha 16 anni,la conosco da sempre, appena arrivo mi saluta con la sua voce un po’ gracchiante e, come vedete, fa subito "testone".

Oggi vi presento una ricetta non mia, ma facilmente “copiabile”. Sono dei caprini artigianali che acquisto dall’azienda agricola Le Corbusier. Formaggio di capra misto a peperoncino, erbe aromatiche, pomodoro, noci … insomma si può dar libero sfogo alla fantasia. Sono ottimi ed indicati per un aperitivo.




Pizzicotti Corbusier


1 commenti:

cristi ha detto...

Che carini! E sono sopra cosa?

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