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Magali

Magali
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sabato 5 maggio 2018

Oggi non credo ai miei occhi, c'è un raggio di sole, non so quanto durerà, ma io voglio godermelo tutto! Vi lascio alla consueta ricetta settimanale: come sapete io sono vegetariana, ma devo anche cucinare la carne, quindi per cambiare un po' un secondo per i carnivori!

Pollo agrodolce
Ingredienti per due persone:
mezzo petto di pollo intero
50 g di maizena
45 g di farina di riso
1 albume
1 cucchiaio di vino bianco
1 cucchiaio di salsa di soia
Zenzero grattugiato fresco
Un pizzico di sale
Olio d’oliva
Per la salsa:
1 cucchiaio di maizena
2 cucchiai di acqua
½ limone zeste e succo
1 cucchiaino di zenzero grattugiato fresco
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di salsa di soia
Brodo vegetale q.b.

Preparazione:
tagliate a fette spesse il petto di pollo nel senso della larghezza.
In una terrina mescolate l’albume, il vino, un pizzico di sale, la salsa di soia e lo zenzero. Sbattete il tutto per amalgamare bene e mettete i pezzi di pollo a marinare, girandoli bene.
Mescolate la farina di riso e la maizena in un piatto fondo. Scolate il pollo e passatelo nell’unione di farine, facendo in modo che aderisca bene alla carne.
Fate scaldare l’olio in una padella antiaderente e mettetevi il pollo impanato. Fate cuocere da ambo le parti finchè non sarà dorato e croccante.
Per la salsa: preparatela in parallelo mettendo in una padellina antiaderente la maizena con l’acqua. Aggiungete la zeste e il succo del limone, lo zenzero, la soia, lo zucchero, mescolate bene il tutto. Aggiungete il brodo in quantità tale affinchè la salsa risulti cremosa.
Servite il pollo con la salsa, io l’ho accompagnato con delle semplici patate, ma è anche ottimo con del riso basmati.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 14 febbraio 2016
Nonostante le critiche contrastate sono andata a vedere questo film
Ero convinta di vedere una bella fiaba in versione moderna. Il lieto fine, come in tutte le favole che si rispettino, è presente, ma il film è veramente lo specchio della vita di molti: tormentato e caotico. La regia all’inizio molto frenetica, con flashback dai colori soffusi, passaggi temporali che possono non piacere a tutti, a me invece hanno fatto comprendere i legami tormentati che uniscono tutti i personaggi, che creano vincoli affettivi indissolubili e spiegano il motivo per cui Joy, nonostante il successo e la tranquillità economica che, infine, raggiunge continui a vivere sempre con le stesse persone. La protagonista principale, appunto, è Joy che vive in una grande, umile casa, che necessita di lavori continui, con i suoi due figli, l’ex marito, che abita il sotterraneo, il padre divorziato dalla madre che puntualmente viene accolto quando la storia d’amore del momento finisce, la madre che vive isolata in camera da letto e guarda da sempre e ininterrottamente una soap opera e la nonna voce narrante, l’unica a credere fortemente nelle capacità inventive della nipote.
A questa famiglia allargata si unisce la sorellastra di Joy, che non perde occasione per denigrarla, proprio come in Cenerentola. Infatti, la nostra Joy può essere paragonata all’eroina di fantasia, passa anche lei trascorre la vita a lavorare, svolgere mansioni domestiche ed è proprio pulendo i pavimenti che Joy ha un’idea geniale, inventa una sorta di mocho che non si deve strizzare con le mani.
Da qui inizia un’escalation, discese, salite, tracolli finanziari, alla fine Joy riesce a farcela ed anche se, questa è la dimostrazione scontata del sogno americano, è un film che ti rende partecipe, ti porta a desiderare ardentemente che lei riesca a raggiungere il proprio obiettivo, perché è una donna di umili origini che possiede una fantasia straordinaria, tenacia e forza di volontà, quindi, essendo il film una sorta di fiaba, non potrebbe avere una fine differente, ve lo consiglio vivamente.
Lo sappiamo che oggi è San Valentino e tra l'altro, io l'ho so bene visto che è anche il mio 29esimo anniversario di matrimonio, ma, tanto per andare controcorrente, non vi presentiamo un dolce, ma ill pollo del compromesso, ingrediente fondamentale per l'ottima riuscita di qualsiasi unione!
Buon San Valentino a tutti, non solo agli innamorati, anche a chi è in due, ma in realtà si sente solo, a chi lo è fisicamente, insomma a tutti colori che hanno un amore di qualsiasi natura possa essere umano, pelosotto ...
Con questa ricetta potete mettere d’accordo sia i vegetariani che i carnivori e cucinare una portata sola! Vi assicuro che per me che da oltre vent’anni devo sempre pensare ai gusti di tutti è faticoso!
Riso del compromesso
Ingredienti per quattro persone:
200 g di riso basmati
1 melanzana
1 peperone
1 cipolla
2 zucchine
2 carote
1 cucchiaino di curry
sale
olio di oliva
Per ogni carnivoro:
1 fetta di petto di pollo

Preparazione:
pulire le verdure e tagliarle a pezzettini.
In una padella fate soffriggere la cipolla nell’olio. Aggiungete le carote e fate cuocere per una decina di minuti. Poi zucchine e peperone e in ultimo la melanzana. Aggiungete il sale e il curry diluito in una scodellina di acqua tiepida.
Intanto fate cuocere il riso in acqua bollente salata con un cucchiaino di curry, scolate e aggiungetelo alle verdure e mescolate.
Se siete tutti carnivori aggiungete il petto di pollo tagliato a pezzi, altrimenti, come nel mio caso, fate cuocere a parte con un dell’olio e una spolverata di curry e mescolatelo al riso e alle verdure dopo aver messo da parte le porzioni per i vegetariani.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 25 ottobre 2015
Non so se avete sentito la nostra mancanza all'inizio della sfida, credevate che questa volta non saremmo state presenti (pure noi) e invece eccoci qua a partecipare, consentiteci, temerariamente all'MTC
Abbiamo seguito le istruzioni di Patrizia vincitrice del mese scorso e la grafica di Daniela. Il tema era il pollo ripieno, ma prima bisognava disossarlo ...
 
Post scritto dal 5 al 25 ottobre.
Il pollo …
A chi avrà la pazienza di “ascoltare” racconto com’è andata. Appena letto il tema del mese, l’ho comunicato all’ultradoppio, che ha subito apprezzato la ricetta “carnivora”.
Gli ho chiesto la gentilezza di passare a casa di sua mamma per vedere se ci fosse un trinciapollo, lui zitto zitto ritorna con il suddetto utensile e un apposito coltello dalla lama lunga, lunga tutti e due nuovi di zecca.
Dopo aver letto attentamente i vari passaggi dico a me stessa non tanto “Non ce la posso fare” ma “Perché farlo?”
Magali si rifiuta subito di sostituirmi adducendo scuse del tipo “Non riesco con le zampotte a lavorare così di fino”, l’ultradoppio, dopo aver letto il procedimento, non se la sente, quindi non rimane nessun altro.
Vado al negozio e cambio “gli attrezzi” alquanto impressionanti per una vegetariana incallita (la mia scelta risale al 1995) con una bella copertona di pile.
Quindi desisto …
L’altra notte sogno mia madre, passata a miglior vita come si suol dire (sarà poi vero?) vent’anni fa, che mi mostra il pollo già pronto farcito e cucito … ‘sto sogno mi lascia perplessa e mi dico “La fama dell’MTC ha superato i confini del tempo e dello spazio!”
Continuo a desistere …
Dopo qualche giorno mi viene in mente una cottura inusuale, non so se già utilizzata da qualche altro sfidante, perché ho solo visto di sfuggita le foto su FB, ma non ho letto nel dettaglio le ricette, ma imperterrita
Continuo a desistere …
Mentre riordino trovo tutti i fogli tratti dal blog (Patrizia e Daniela) diligentemente stampati a inizio mese, poi mentre nuoto, le migliori intuizioni le ho in piscina, mi balena un’idea, un filo conduttore, legato alla Francia, terra da me tanto amata.
Continuo a desistere …
La ricetta sta prendendo forma: farcitura, cottura, salsa, manca il contorno.
Continuo a desistere …
Contorno trovato, venerdì pronta esco per andare a comprare il pollo, poi ci ripenso.
Continuo a desistere …
Oggi sabato mattina mi alzo di buon ora, vado dal mio macellaio, vedo quel pollo con ancora il capo, i bargigli e torno indietro
Continuo a desistere …
Ma non vado a casa, mi dirigo, come posseduta, verso il supermercato, entro e … ho comprato il pennuto che non aveva più nè penne nè testa, né zampe, sono arrivata anche al punto di parlargli mentre lo mettevo nel carrello, e,poi, dico a me stessa “Non ti preoccupare, prima di salire in casa lo butti”.
Tornata a casa l’ultradoppio mi chiede se fossi già andata al mercato, io pian piano tiro fuori dalla sporta “la bestia” subito battezzata Ignazio, dal santo odierno come d’abitudine, lui mi guarda attonito, poi appena si riprende si rende conto che non abbiamo né trinciapollo, né coltello adatto … io ormai determinata vado dai gentili signori che abitano di sopra e chiedo se hanno un trinciapollo, vedo uno sguardo terrorizzato e mi appresto a spiegare che non voglio eliminare la loro vicina che da mesi con il suo rumore mi rende le notti insonni, ma devo partecipare all’MTC, loro continuano a guardarmi stravolti, ma poco importa, con l’utensile in mano scendo trionfante e, al contempo, spaventata.
Racimolo tutti i possibili coltelli e armata di tutto punto inizio … è stato terribile, l’ultradoppio che fotografava e che al contempo mi dava istruzioni tratte dalla “Treppolli” di Patrizia con infografica di Daniela, la Treccani al confronto non è nessuno, io ho fatto del mio meglio, lo so Ignazio non è perfetto è pure un po’ sbilenco, ma “ogni scarafone è bello ‘a mamma soia”. Molti, sapendo che sono vegetariana da 20 anni, non condivideranno la mia scelta di partecipare, ma io cucino sempre la carne per i carnivori di casa, questa prova è stata dura ve l’assicuro, un’esperienza che non ripeterò sicuramente, ma il mio esserci è l’espressione del mio carattere tenace, l’MTC è una gara e come tale va presa, una sorta di impegno con il resto della “truppa”, questa volta il “vento” non tirava propriamente a mio favore, come nella maggior parte della mia vita, ma volgarmente “ho stretto le chiappe”, e come in altri frangenti, spesso con il cuore in gola, mi sono rimboccata le maniche e sono andata avanti.
Ci sono una marea di foto a testimoniare che è tutta “farina del mio sacco”; alla fine ho detto all’ultradoppio: “Basta con gli scatti, ‘sto pollo è stato più fotografato di Cindy Crawford!”. Lui a lavoro finito ha detto: “Sei stata coraggiosa, sono soddisfatto di te” e io posso concludere che il mio pollo Ignazio è stato un gran filosofo e spero di avergli dato degne esequie e ringrazio l’ultradoppio per le foto e "l'affettamento" e Magali per il sostegno.
Ho preferito la cottura al sale, perché ho pensato che il pollo con tutta la sua pelle sarebbe risultato meno grasso che arrosto, non ho aggiungo albumi al sale, in quanto proprio il grasso sprigionato dal pollo durante la cottura ha reso la crosta da rompere bella morbida.
Pollo Ignazio
Ingredienti:
un pollo eviscerato di 1,2 kg - il mio Ignazio
200 g di spinaci lessati
220 g di salame cotto in unica fetta
un uovo
la mollica di un panino raffermo
una carota
1 cucchiaio di Calvados
2 kg di sale grosso
una manciata di erbe di Provenza

Per il contorno 4 tortini:
una mela cotogna
una noce di burro
due patate
100 g di panna da cucina
60 g di Cantal
sale
pepe
per il caramello:
4 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di acqua
½ cucchiaino di sale

Per la salsa:
150 g di panna da cucina
40 g di brodo fatto con gli scarti del pollo
1 cucchiaino di senape di Digione (me lo sono dimenticato)
1 cucchiaino di maizena
3 cucchiai di calvados
sale
pepe

Preparazione:
per il pollo ho proseguito seguendo le istruzioni di Patrizia e Daniela, riportate alla fine della ricetta.
Per il ripieno: eliminate dagli spinaci lessati tutto il liquido, metteteli nel robot con il salame cotto tagliato a pezzi e tritate finemente, aggiungete la mollica rafferma di un panino, rinvenuta in acqua e strizzata, il cucchiaio di calvados e l’uovo, amalgamate il tutto. Non ho aggiunto né sale, né pepe, perché il salame cotto era speziato il giusto.
Pulite la carota.
Mettete il ripieno nel pollo al centro posizionate la carota, ricucite.
Mescolate due chili di sale con una manciata di erbe di Provenza, in una pirofila mettete un fondo di sale facendolo andare anche sui lati posizionate il pollo e ricoprite abbondantemente.
Mettete in forno preriscaldato a 180° e fate cuocere 1 ora e mezza.
Tolto dal forno attendete trenta minuti e poi procedete a togliere la crosta del sale, con un pennellino togliete tutti i cristalli.
Avvolgete in carta forno e poi alluminio e conservate in frigorifero fino al giorno successivo così sarà più semplice affettarlo.
Per i contorno:
pelate la mela cotogna tagliatela a tocchetti, in una padella fate sciogliere una noce di burro e fate cuocere le mele che diventeranno caramellate.
Pelate le patate affettatele a rondelle e fate cuocere in acqua bollente salata per tre minuti. Scolatele.
In un pentolino mettete la panna fate scaldare, aggiungete il formaggio grattugiato, mescolate finchè non si scioglie e regolate di sale e pepe.
Nelle formine mettete strati di patate alternate alla composto e fate cuocere per 10 minuti in forno a 180°.
Sformate e sopra mettete qualche dadino di mela caramellata precedentemente scaldata in padella.
In una padella mettete lo zucchero, l’acqua, il sale, quando si è sciolto, quindi caramellato, togliete dal fuoco mescolate con il cucchiaio di legno finchè non si solidifica un pochino e poi passatelo velocemente sui tortini.
Per la salsa: in un pentolino mettete la panna e il brodo di pollo, mescolate e fate scaldare, aggiungete la maizena con il calvados, mescolate finchè non si addensa aggiungete sale e pepe.
Tagliate a fette il pollo, scaldatelo in forno coperto da un foglio di alluminio.
Servitelo accompagnato dal tortino e dalla salsa.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”


Infografica di Daniela
Istruzioni di Patrizia
1. Prendete il vostro busto di pollo eviscerato, pulito e fiammato per eliminare eventuali residui di piume. Rinfreschiamo subito un po' di anatomia andando a lussare entrambe le cosce. Con il busto del pollo dritto di fronte a voi, dovrete infilare il pollice della mano sinistra (se non siete mancini) nella cavità intestinale fino a toccare l'articolazione dell'anca. Con l'altra mano tirate indietro la coscia rompendo l'articolazione. Il femore deve uscire dalla cavità dell'anca. Fate la stessa cosa con l'altra coscia.
2. Dovete togliere la forcella dello sterno. E' una delle operazioni più delicate: ruotate il pollo sempre in posizione supina, con il petto verso di voi. Spingete indietro delicatamente la pelle della cavità del collo. Toccate la polpa del petto intorno alla cavità e potrete percepire la forcella. Incidetela con la punta del coltello.
3. Con il coltello raschiate la carne intorno alla forcella in modo da farla apparire, quindi con delicatezza recidetela al vertice con il trinciapollo, facendo attenzione a non bucare la pelle.
4. La forcella è libera anche se l'osso lungo è ancora all'interno e verrà eliminato successivamente.
5. Adesso ruotate nuovamente il pollo e mettetelo con il petto a contatto con il tagliere. Tenetelo schiacciato con una mano ed incidete nel centro della spina dorsale scendendo dal collo alla coda. Qui troverete resistenza all'inizio ma poi proseguendo sarà molto più agile. Aprite quindi il pollo a libro. Via via che procedete nel lavoro, asciugatevi bene le mani cercando di averle sempre prive di grasso che inevitabilmente potrebbe rilasciare il volatile. Il coltello deve essere sempre ben fermo nella vostra mano.
6. Procedendo dall'alto verso il basso e dalla colonna verso l'interno, fate scorrere la lama del coltello appoggiandola alla cassa toracica ed incidendo in profondità, cercando i raschiare bene la polpa dalle costole. Procedete con calma da una parte e poi dall'altra.
7. A questo punto avrete quasi terminato la parte più difficile. La gabbia toracica sarà quasi completamente staccata dal petto. Resterà lo sterno che potrete sollevare e staccare dal basso verso l'alto. Una volta inciso nella lunghezza, si staccherà completamente il resto dell'ossatura. Toccate il bordo del petto all'altezza del collo ed eliminate la parte lunga della forcella sempre incidendo con la punta del coltello. Tenete la carcassa da parte.
8. Adesso grattate via la polpa dalle ossa delle anche e staccate l'osso dalla giuntura della coscia con il trinciapollo. L'osso lungo della coscia sarà invece lasciato al suo posto per mantenere una bella forma finale.
9. Tagliate con il trinciapollo le ali all'altezza dell'articolazione. Quindi rimuovete il resto dell'ala in corrispondenza delle giunture. Spingete con il dito la pelle dell'ala all'interno della cavità che si sarà formata dopo l'eliminazione dell'osso.
10. Il vostro pollo è disossato. Palpate con le mani la carne di tutta la superficie per sentire se qualche piccola scheggia di osso sia rimasta ed eventualmente eliminatela. Procedete a stendere il ripieno con cura.
11. Sollevate i lati del volatile per richiuderlo, fate coinciderei lembi di pelle con grazia e procedete alla cucitura. Cominciate dal collo e scendete cucendo senza tirare troppo la pelle perché con la cottura, tenderà a gonfiarsi e ritirarsi con il rischio di spaccarsi e rovinare tutto il vostro paziente lavoro. Potete usare filo da cucina o filo di seta a vostro piacere.
12. Una volta cucito il vostro polletto avrà più o meno questo aspetto. Legate le cosce per mantenere la forma in cottura.
13. Inumidite un largo foglio di carta da forno ed avvolgetevi stretto il pollo chiudendolo come un caramellone.
14. Avvolgete il caramellone in un lungo foglio di alluminio e legatelo con dello spago per dare definitivamente una forma cilindrica al vostro pollo. Adesso potete mettere in frigo per 2/3 ore o se preferite, per tutta la notte fino al momento di cuocerlo. Per la cottura bollita (ad esempio per la galantina), potrete lasciare il vostro pollo direttamente avvolto come indicato.
15. Per la cottura al forno, eliminate la carta, condite l'esterno del pollo massaggiandolo con sale e pepe quindi strofinatelo con piccoli fiocchi di burro che serviranno a mantenere morbida la pelle durante la cottura.
16. Una volta cotto, questo sarà più o meno l'aspetto del vostro pollo. Qualora capitasse la piccola sventura di rompere la pelle, non succede niente. Si va avanti e si porta in fondo l'operazione. Sarà probabilmente meno aggraziato ma avrete sempre raggiunto un grande traguardo. Non sarà uno strappo che pregiudicherà la bontà e la riuscita della ricetta. Ricordatelo!
domenica 20 aprile 2014
Innanzitutto auguriamo una Serena Pasqua a voi tutti voi e per farlo prendiamo in prestito questo splendido uovo creato da Pierre Hermé per l'occasione. Non è straordinario?

La sua "partenza" non poteva, per me, passare inosservata: in onore di un grande.

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato !!!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo, ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali. Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.
Gabriel Garcia Marquez

Ed ora passiamo ad un argomento faceto. Vi presentiamo un'altra ricetta per l'MTC
, vogliamo ringraziare Cristiana, vincitrice con stra-merito del mese scorso, perchè con questa tema ha fatto sì che ci mettessimo in gioco con entusiasmo. Questo sicuramente è un abbinamento classico, ma ci ha fatto piacere creare una presentazione da "festa" anche con ingredienti di base "poveri". Confesso che preparare il rognone non è stato molto piacevole.


Non c'è rognone senza risotto
Ingredienti per 2 persone:
un rognone di vitello
1 bicchiere di acqua
1/3 di bicchiere di aceto balsamico
½ bicchierino di porto
prezzemolo tritato fresco
un pizzico di estragone
1 noce di burro
3 cucchiai di panna
sale

Per il risotto:
125 g di riso carnaroli
2 porri
olio di oliva
1 noce di burro
1 bicchierino di vino bianco secco
brodo vegetale
zenzero fresco
parmigiano grattugiato fresco

Per la cialda parmigiano grattugiato fresco

Preparazione:
Per il rognone:
la sera precedente sciacquate rapidamente il rognone sotto l’acqua corrente, privatelo dal grasso e tagliatelo a fettine. In un contenitore di vetro mettete l’acqua, l’aceto balsamico e il porto, aggiungete il rognone mettete il coperchio e ponete in frigorifero.
Il giorno seguente scolate e sciacquate sotto l’acqua corrente, asciugate bene.
In una padella mettete una noce di burro, una volta fusa aggiungete il rognone, mescolate, aggiungete la panna, un pizzico di sale, il prezzemolo, l’estragone e fate cuocere cinque minuti.

Per il risotto:
pulite, lavate, tagliate a metà i porri nel senso della lunghezza e affettateli.
In una pentola mettete l’olio e appena diventa caldo aggiungete il riso, fate tostare qualche minuto e aggiungete i porri, mescolate bene il tutto. Aggiungete il vino bianco e fate evaporare a fuoco vivace. Aggiungete un mestolo di brodo, fatelo assorbire, aggiungetene un altro fino alla fine della cottura del riso. (Il tempo di cottura dipende dalla qualità del riso che avete utilizzato).
Aggiungete lo zenzero grattugiato fresco, il parmigiano grattugiato e la noce di burro. Mescolate.
Coprite e lasciate riposare per un minuto fuori dal fuoco.

Per la cialda: in una padella antiaderente mettete il parmigiano formando una striscia lunga e stretta, una volta fuso arrotolatela su una forma da cannolo.

Con l'aiuto di un coppapasta quadrato disponete il risotto nel piatto, poi utilizzandone uno più piccolo posizionato sopra disponete il rognone ed infine la cialda.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”.
domenica 13 aprile 2014
Eccoci con il consueto appuntamento mensile, la mitica tenzone dell'MTC
La vincitrice del mese scorso e, quindi, colei che ha deciso il tema di aprile, è Cristiana. Appena saputo che dovevamo cimentarci con il quinto quarto siamo rimaste veramente male ... Io vegetariana da ormai ben 19 anni, Magali adora il pesce, che preferisce di gran lunga alla carne e, vista la sua estrazione sociale très chic, odia tutte le frattaglie, ci siamo guardate dritte negli occhi con fare interrogativo ... Nessuna delle due era in grado di dare una risposta, volevamo issare bandiera bianca!
Poi, all'unisono, ci siamo date una bella scrollata e ci siamo dette che non potevamo arrenderci.
Abbiamo messo in moto le nostre meningi, talmente intensa era la nostra concentrazione che il rumore, da esse prodotto, era diventato infernale. Siamo andate dal carnivoro di casa e gli abbiamo proposto una serie di idee e lui ne ha scelte alcune, quindi, questo mese, se non siamo state all'altezza della situazione sapete con chi dovete prendervela. Noi abbiamo fatto del nostro meglio!
Come d'abitudine abbiamo tratto una piccola pillola di saggezza, derivante dalla nostra ferma convinzione che, se ci si sofferma, da ogni evento si può trarre insegnamento: quindi quando si perdono le speranze, ci si sente smarriti, non all'altezza del compito, bisogna solo trovare un team perfetto, guardarsi negli occhi e dire in coro: "Ce la possiamo fare!"
Street tripe
Ingredienti per 20 polpettine:
300 g di trippa mista
50 g di mortadella
1 uovo piccolo
la mollica di pane di mezzo panino bagnata nell’acqua
2 cucchiai di parmigiano grattugiato fresco
½ bicchiere di vino bianco
1/2 cipolla bianca
sale
pepe
pangrattato
olio di oliva

Preparazione:
sciacquate bene, asciugate e tagliate la trippa a listarelle.
In una casseruola con dell’olio fate soffriggere la cipolla pulita e affettata sottilmente.
Aggiungete la trippa mescolate, poi il vino, salate poco, mettete il coperchio e fate cuocere lentamente per circa un ora a fuoco dolce.
Spegnete il fuoco e fate raffreddare.
Con il mixer tritate la trippa e la mortadella, poi mettete il composto in una terrina, aggiungete la mollica del pane, l’uovo, il parmigiano, sale, pepe. Amalgamate bene il tutto.
Formate delle polpettine, passatele nel pangrattato e friggetele in abbondante olio bollente.
Appoggiatele un attimo su carta per fritti e servitele calde.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
domenica 19 gennaio 2014
Oggi vi parlo di questo film
Ogni giorno la società Dabbawalahs di Bomaby consegna sul luogo di lavoro “pietanziere” contenenti il pranzo a tantissimi lavoratori, preparati amorevolmente dalle rispettive mogli o da alcuni ristoranti convenzionati.
E’ proprio da un errore di “consegna” che inizia una conoscenza attraverso lo scambio di bigliettini inseriti quotidianamente nella lunch box tra Ila, moglie trascurata da un marito sempre più assente, et Saajan Fernandez, un contabile vedovo, solitario, prossimo alla pensione. Il cibo è il tramite delle emozioni che spinge i protagonisti a raccontarsi spaccati delle proprie esistenze, significativi, incisivi.
Fanno da sfondo a questa corrispondenza il rapporto che nasce tra Sajaan e il nuovo impiegato che dovrà sostituirlo e gli sforzi di Ila, per salvare il prorprio matrimonio, per cercare di attirare l'attenzione del marito, per far sì che quest'ultimo la consideri, ma i suoi sforzi sono semplicemente vani.
La corrispondenza cartacea, desueta ai tempi nostri, fa scaturire una storia d’amore dolce e romantica, quasi d’altri tempi, che spinge Ila e Saajan a fissare un appuntamento, ma i due si incontreranno solo in lontananza, perché lui, intimorito dalla bellezza e dalla giovane età di lei, non riesce ad avvicinarsi.
I due protagonisti finiranno col vivere un’esistenza insieme? La fine del film è lasciata all’immaginazione dello spettatore che la può ipotizzare a suo piacimento, quindi ognuno di noi può decidere del destino di Ila e Sajaan.
Consiglio vivamente questo film a chi ama le storie in cui il tempo scorre lentamente, in cui le emozioni sono palpabili ed emerge la speranza che esistano esseri umani di sesso diverso capaci di dialogare, scambiarsi “spicchi” di vita, spesso dolorosi, ma che scaturiscono reciprocamente dal cuore. Concludo dicendo che, secondo me, questa pellicola ha molto da insegnare alla filmografia italiana.
L'India è un paese che, in forme diverse, ha fatto più volte parte della mia vita, mio padre si era laureato, per hobby, in hindi alla Ca' Foscari, per questo durante la mia adolescenza ho conosciuto parecchi indiani ospiti a casa nostra e, se pur adolescente, ero affascinata da questa cultura così diversa dalla nostra. Mio padre aveva visitato questo paese più volte, portando al suo ritorno un bagaglio di racconti e fotografie considerevole. Io mi sono avvicinata a questo paese in punta di piedi, come farebbe Magali con il suo passo felpato, leggendo con sommo rispetto la Bagavad Gita, praticandoo yoga per tantissimi anni, ma non sono mai stata attratta a tal punto da visitarlo, perchè la miseria che lo avvolge è devastante ...
Visto che, ribadisco sempre, l'esistenza di un filo invisibile che ci porta dove dobbiamo arrivare, sulla scia di questo film, delle emozioni che mi ha suscitato, dei ricordi che ha fatto riaffiorare sono stata spinta a prerarare questa versione dello spezzatino, tema proposto dalle vincitrici Marta e Chiara, con cui partecipiamo all'avventura dell'MTC!
Purtroppo non avevo a disposizione tutte le spezie, ma alla fine il risultato “al palato” è stato soddisfacente (io essendo vegetariana, mi sono astenuta dall’assaggio).
Magali mi ha aiutato nella scelta degli abbinamenti ed ecco cosa ne è venuto fuori!

Spezzatino al sapore d’India
Ingredienti per 4 persone:
3 sovracosce di pollo
3 cucchiai di farina
4 zucchine
70 g di lenticchie
1 cipolla pelate e tritata
1 spicchio d’aglio pelato intero
5 cucchiai di passata di pomodoro
4 cucchiai di yogurt naturale
Olio di oliva
Sale

Per il brodo
500 ml di acqua
1 cucchiaino di coriandolo
1 cucchiaino di cumino in polvere
½ cucchiaino di curcuma in polvere
½ cucchiaino di curry in polvere
1 pizzico di cannella in polvere
2 pezzi di zenzero fresco pelato di circa 2 cm
sale

Parathas
Ingredienti per 6 parathas:
100 g di farina integrale
50 g di farina 00
80 ml di acqua
Olio q.b.

Preparazione:
in una casseruola mettete 500 ml di acqua, il coriandolo, il cumino, la curcuma, il curry, la cannella, lo zenzero, il sale, portate ad ebollizione, abbassate il fuoco e fate cuocere con il coperchio per una ventina di minuti.
Private le sovra cosce della pelle, disossatele e tagliatele a pezzetti e infarinateli.
Pulite le zucchine, lavatele e tagliatele a rondelle.
Controllate le lenticchie, mettetele in uno scolapasta e passatele sotto l’acqua corrente.
In una casseruola fate soffriggere la cipolla con lo spicchio di aglio, aggiungete le lenticchie e un po’ di brodo e fate cuocere per circa 15 minuti.
Aggiungete il pollo, le zucchine, la passata di pomodoro, altro brodo e fate cuocere a fuoco lento e fate cuocere per circa 30 minuti, aggiungendo il brodo di tanto in tanto. Poco prima della fine cottura aggiungete lo yogurt e amalgamate bene il tutto.
Per le parathas: in una terrina mescolate le due farine, aggiungete pian piano l’acqua, amalgamate con l’aiuto di un cucchiaio di legno, poi impastate con le mani fino ad ottenere un composto morbido, fate riposare per due ora circa. Trascorso questo tempo dividete l’impasto in 6 parti e fate delle palline, prendete una pallina stendetela con il matterello, spennellate di olio una metà, ripiegatela, ristendetela con il matterello e poi procedete con le altre. Per la piegatura vi consiglio di vedere questo video.
Fate cuocere in una pentola aderente spennellata di olio.
Servite lo spezzatino accompagnato dalle parathas.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
sabato 13 aprile 2013
Con piacere partecipiamo alla consuetudine tenzone mensile dell'MTC

Questa volta ero proprio persa, "bella novità" direte voi, "Aiuto Magali" ho detto io! Sono vegetariana dal lontano 1995, però per me il chili è collegato alla carne, quindi ... sono corsa dalla pelosotta e le ho detto che non sapevo proprio da che parte incominciare ... o meglio che fare. Lei è stata bravissima, ha cucinato tutto e a me ha lasciato l'onere di trovare qualcosa di diverso per presentare questo benedetto chili! Mi ha detto che dovevo pur fare qualcosa!
Da un po' di anni ho adottato la filosofia che qualsiasi cosa della vita mi capiti, grande o piccola che sia, mi insegna qualcosa ... ebbene questo vale anche per l'MTC. Ogni volta che leggo la ricetta del mese non so veramente da che parte iniziare, ma so che devo imprimerle un po' di personalità. Non mi preoccupo per nulla, perchè ho verificato che, non so come, mi viene sempre in mente qualcosa ... questo mi ha fatto pensare che, spesso, nella vita mi affanno, mi preoccupo per tutto e per tutti, forse dovrei avere più fiducia e affidarmi alla divina provvidenza?
Questa volta, il tutto deriva dal fatto che immagino i cowboys intenti a mangiare intorno a un falò, seduti su un sasso, c'è chi versa da bere, chi suona la chitarra ... e mi è venuta in mente questa presentazione, ovviamente personalizzata da Magali. Il contorno è volutamente una verdura povera, il destino ha voluto che questo mini cavolo attirasse la mia attenzione, il tutto presentato su un vecchio strofinaccio e voilà il gioco è stato fatto.
Ed anche questa volta ci siamo, siamo contente di esserci, semplicemente perchè gioiamo del fatto di essere vive ... sembrerà un'affermazione sterile, ma, non so perchè, oggi cucinando questo cibo slowly abbiamo apprezzato lo scorrere lento del tempo e ne abbiamo approfittato per meditare tra i fornelli.
Per la ricetta abbiamo seguito le istruzioni di Anne e la ringraziamo per aver scelto questa ricetta di cui avevamo sentito solo parlare nei film!





Chili "paw made"
Ingredienti:
Per il chili:
500 kg di manzo (spalla) tagliato a cubi di 2,5 cm di lato
250 g di salsiccia
4 peperoncini freschi

Per il contorno:
1 piccola cavolo verza
1 cipolla bianca
olio di oliva

Per le gattillas/tortillas, vi confesso, ho utilizzato la ricetta della pasta della torta pasqualina della mitica Vitto e sono venute buonissime e morbide.

Preparazione:
abbrustolite in forno i peperoncini freschi, fateli riposare in un sacchetto di carta spellateli, eliminando i semi, e utilizzateli tritati piu’ o meno sottilmente per preparare il chili.
Mettete la carne e il peperoncino in “pasta” in una pentola di ghisa, , regolate di sale mescolate bene e fate cuocere coperto (lasciate una piccolissima fessura perche’ possa uscire il vapore) a calore dolcissimo per circa 3 ore, controllando ogni tanto. Non e’ necessario far rosolare la carne perche’ il calore forte che sarebbe necessario ne irrigidisce le fibre, rendendola poi piu’ dura da cuocere.
Dopo circa due ore e mezzo aggiungete la salsiccia a pezzi, precedentemente bucherellata con uno stuzzicadenti.
L’ideale e’ far riposare il Chili e servirlo il giorno dopo.
Per il contorno: pelate e affettate sottilmente una cipolla, fatela soffriggere in una padella con l’olio di oliva, aggiungete il cavolo tagliato a listarelle, regolate di sale e fate cuocere con coperchio per circa 15 minuti.
Per le gattillas e le tortillas seguite la ricetta della pasta della torta pasqualina e procedete come indicato da Anne.
Si creano con l’impasto delle palline poco piu’ grandi di una noce e si fanno riposare 10-15 minuti sotto un telo umido. Nel frattempo si fa scaldare una padella o piastra di ghisa e quando e’ ben calda si prende una pallina e col mattarello si schiaccia fino a formare una cerchio piu’ o meno sottile, a seconda di come si preferscano le tortillas. Se si mette la pallina di pasta in una busta di plastica per alimenti e’ piu’ semplice da stendere.
La piastra e’ calda a sufficienza quando spruzzandola con qualche goccia d’acqua questa sfrigola ed evapora quasi istantaneamente. Si mette la tortilla a cuocere da un lato e appena si vedono formare delle bolle in superficie si alza un po’ con la spatola per controllare che sotto ci siano delle macchie brune, a quel punto si gira e si fa finire di cuocere anche l’altro lato. Ogni tortilla una volta pronta va tenuta in caldo in un paniere rivestito con un telo abbastanza ampio d apoter coprire la pila di tortillas in modo da tenerle calde.
Servite il chili accompagnato dalle gattillas/tortillas e dal cavolo.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
lunedì 18 giugno 2012
Scusate l'assenza, ma in questi giorni siamo state un po' "prese", praticamente la routine ci ha bloccato, come prigioniere di una spirale, mentre il tempo scorreva inesorabile ...
Ma siamo riuscite a darci una scrollata ed eccoci qui  puntuali con la tenzone dell'MTC, che è diventato un piacevolissimo appuntamento

Per questo mese, voilà le scaloppine, abbiamo seguito la ricetta di  Elisa e vi proponiamo la nostra versione, dico nostra, perchè l'idea è ovviamente di Magali, visto che io sono vegetariana,  sono stata solo il braccio. Per quanto riguarda il brodo ho utilizzato quello di carne, per fortuna avevo preparato il vitello tonnato e quindi ho colto la palla al balzo.
 

Yellow harts
Ingredienti per due persone
4 fette di rotondino di coscia di vitello 50 g l'una
burro q.b. (l'ideale sarebbe il burro chiarificato, ma non è necessario)
3-4 cucchiai di farina
1 limone non trattato (1 cucchiaio di succo e la scorza)
1 patata grande
2 fette spesse circa 3 mm di ananas
2 cucchiaini di curcuma
vino bianco muller thurgau
sale q.b.
pepe nero q.b.
1 dl di brodo di carne

Preparazione:
pelate e lavate la patata e affettatele con una mandolina che non tagli troppo sottile, tagliatele a forma di cuore,  fatele cuocere per qualche minuto in acqua abbondante salata con un cucchiaino di curcuma, scolate e tenetele da parte.
Battere le fette di vitello (se non lo ha già fatto il macellaio).
Mescolate la farina con un cucchiaino di curcuma  e, con questo composto, infarinate la carne; in una padella (possibilmente non anti-aderente) far scaldare un pezzo di burro e rosolare le scaloppine a fuoco vivace da entrambi i lati. Salate solo dopo la rosolatura, perché il sale tende a disidratare la carne e si rischia di ottenere fettine asciutte e dure: se si attende invece che i pori della carne siano ben sigillati grazie al calore, i succhi rimarrano in gran parte all'interno (o meglio, verranno rilasciati solo quelli necessari a creare il fondo di cottura). Insaporite le scaloppine con un pizzico di pepe, tagliatele a forma di cuore e sistemarle su un piatto da tenere da parte. 
Tagliate le forme di ananas a forma di cuore.
A questo punto dedicarsi alla salsa: deglassare il fondo di cottura con un cucchiaio di  succo di limone e del vino bianco, lasciare evaporare leggermente e unire il fondo di cucina (in questo caso brodo di carne); far bollire per qualche minuto, in modo da restringere la salsa, dopodiché aggiungere una noce di burro e ruotare la padella per emulsionare. Filtrare la salsa con un colino, aggiungere la buccia grattugiata di limone e versarla sulle scaloppine, che avremo rimesso in padella a insaporire insieme al contorno. Eventualmente si può tenere un po' di salsa da parte per poi versarla direttamente nel piatto al momento di servire. Accompagnate la carne alternando un cuore di patata con uno di ananas.
E come dice Magali "leccatevi i baffi!"
martedì 13 marzo 2012
Se allungo la mano nella tasca del soprabito che porto attualmente trovo un sasso raccolto al mare il mese scorso, non ho un amore spiccato per le pietre, ma ogni tanto ne trovo qualcuna che mi colpisce e mi accompagna per un tratto del mio cammino di vita.
Questo mi riporta alla memoria la favola di Pollicino ed: “indovinate un po’?” Tutto questo mi ha fatto riflettere: al contrario del protagonista della favola di Perrault, i sassolini non mi servono a ritrovare la strada di casa, perché ho certezza delle mie radici, di chi sono, ma vorrei avere a disposizione delle pietre magiche, colorate, luccicanti che mi indicassero il percorso verso il futuro.
Ho dentro di me radicata la sensazione di trovare ancora qualcosa che significhi prepotentemente il mio passaggio terreno, non parlo di realizzazione, ma di istinto. La realtà che vivo mi soddisfa, ma ho bisogno di grandi spazi, sono sempre alla costante ricerca del nuovo, delle emozioni, curiosa e aperta verso nuovi orizzonti e poi osservo Magali, il mio opposto, calma e pacata che desidera solo qualcosa di morbido sul quale stendersi … ed allora lei anche, in silenzio, è in grado di darmi la risposta: siamo due esseri differenti, come io lo sono dai molti umani che mi circondano, quindi non mi resta che trovare il sassolino magico che mi apra la porta verso un futuro strabiliante!


Con questa ricetta, preparata qualche tempo fa quando il clima era freddo, freddo,  partecipiamo al contest di Sabrina



Arrosto agrodolce
Ingredienti per 4 persone:
700 g di fiocco di vitello
2 carote
1 gambo di sedano
2 cipolle
mezzo bicchiere di aceto (io ho usato quello balsamico)
1 bicchiere di latte (io ho usato parzialmente scremato)
lauro
rosmarino
olio di oliva

Preparazione:
pelate le cipolle e le carote e affettatele.
In una casseruola con un po’ di olio mette la carne girandola da tutti i lati. Aggiungete le cipolle, le carote, gli aromi, sale e l’aceto , se durante la cottura dovesse asciugarsi completamente aggiungete del brodo. Dopo 45 minuti aggiungete il latte ed ultimate la cottura, in totale circa 1h30.
Togliete dal fuoco, mettete da parte la carne e passate il sugo.
Servite a fette accompagnando con la salsina.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 30 dicembre 2010
Ed ecco cosa sono riuscita a "pappare" la seconda volta che sono andata a "Au Flan Coco", ho iniziato con questo gratin alla ricotta con fondo di porri.

Come piatto ho voluto assaggiare il filetto di nasello, su fondo di verdure con salsa di funghi e pomodori "canditi"

E per terminare una "semplice" mousse al cioccolato, accompagnata da un coulis di frutti rossi!

Ebbene questo menù costa, compreso il caffé, 15 euro ed, ovviamente, si può scegliere tra diversi antipasti, piatti e dolci ... vi assicuro che la qualità, il servizio sono ottimi, così come l'atmosfera ...
Ed ora ecco la nostra ricetta, questo piatto così articolato un po’ per tutti i gusti, perché potete aggiungere o togliere gli ingredienti a vostro piacimento, io che sono vegetariana l’ho mangiato senza P.P. (prosciutto e pollo). In questi giorni tra una festa e l’altra si ha anche piacere di trovarsi per il gusto di stare semplicemente insieme ed allora questo è un piatto unico ideale per queste occasioni, se si vuole trascorrere del tempo con amici preparando tutto all’ultimo minuto ed, essendo, il piatto versatile si adatta a tutti i gusti.


Pollo duke
Ingredienti per 4 persone:
300 g di riso
150 g di piselli
60 g di uvetta sultanina
1 l di brodo vegetale ( o 1 dado)
1 cipolla bianca
4 uova + 1 uovo per impanare
4 pomodori
4 fette di prosciutto di Praga
2 fette grandi o 3 piccole di petto di pollo
30 g di farina
50 g di panpesto
olio di oliva
sale

Preparazione:
pelate e affettate sottilmente la cipolla.
In una pentola mettete l’olio e fate dorare la cipolla mescolando con un cucchiaio di legno.
Aggiungete i piselli e mescolate. Aggiungete il riso e mischiate bene il tutto Aggiungete un mestolo di brodo, fatelo assorbire, aggiungetene un altro fino alla fine della cottura del riso. 5 minuti prima della fine della cottura aggiungete l’uvetta. Togliete dal fuoco.
Durante la cottura del riso:
lavate i pomodori, tagliateli a metà (se sono grandi in quarti).
Tagliate le fette di petto di pollo in pezzi medi.
In un piatto fondo sbattete un uovo con una presa di sale. Passate ogni pezzo nella farina, poi nell’uovo ed infine nel panpesto.
In una padella antiaderente mettete dell’olio d’oliva e fate cuocere e dorare da ambo le parti.
Scolate le fette, prima di servirle, su carta assorbente.
Nel centro di ogni piatto mettete il riso a forma di coppetta rovesciata e sopra un uovo ad occhio di bue, intorno mettete il pomodoro, il pollo e la fetta di prosciutto.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”.
giovedì 23 dicembre 2010
Concludiamo, con oggi, il nostro reportage parigino!



Per colorare un po’ queste feste … ecco qui un second fuori dal comune!

Secondo in viola
Ingredienti per 4 persone:
4 filetti di vitello
100 g di mirtilli
6 cucchiai di panna
1 bicchierino di rhum
olio di oliva (se preferite burro)
sale

Preparazione:
in una padella antiaderente con poco olio (o burro) far saltare i filetti a fuoco vivo per qualche minuto.
Togliere dal fuoco e tenere al caldo.
Nella padella mettete la panna e i mirtilli, sfumate con il rhum, fate evaporare il liquore.
Rimettete i filetti in padella e spolverizzate da ambo le parti con il sale. Il tempo di cottura dipende dal vostro gusto.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”
giovedì 16 dicembre 2010
Avrei voluto andare alla mostra di Monet, ho visto più volte i suoi dipinti e sono rimasta incantata dalle sue ninfee, ma durante quest'esposizione sicuramente ci sarebbero state anche delle sue opere provenienti da musei non parigini, ma sono andata di mattina presto e mi attendeva una coda al freddo di oltre tre ore ...


Ho ripiegato andando alla Maison de Culture Japonaise, che volevo visitare da tanto tempo, c'era una mostra sulla tintura dei tessuti, ma la cosa che più mi ha affascinato è stato l'ambiente così pulito, rilassante, mi ha colpito la gentilezza degli impiegati e nella boutique interna ho potuto vedere oggetti per me inusuali, carta per origami, cartoline inusuali, sono stata veramente bene.

Ho proseguito il mio bighellonare andando in rue de Rivoli e all'Hotel de Ville ho visto questo manifesto che ha attratto la mia attenzione e sono andata a vedere questa mostra. Non conoscevo questa signora Madame Andrée Putman e sono stata piacevolmente colpita dallo scoprire che è un'arredatrice, una creatrice di oggetti, un'ambasciatrice dello stile francese. Mi ha colpito la purezza dei suoi lavori ancora molto attuali anche se risalenti agli anni 80! Ultimamente ha persino creato le tazzine per Nespresso. Una donna intelligente, non formale, dalle mille sfaccettature che ha avuto la capacità di scoprire ed esprimere il proprio talento. E non mi resta che concludere come dicono qui in Francia: "Chapeau!".

Il piatto di oggi mio marito l’ha trovato ottimo e la carne è rivestita non dalla solita “crosta” di pane o pasta sfoglia!







Maiale in crosta
Ingredienti per 6 persone:
2 filetto di maiale in unico pezzo
1 kg di patate
2 albumi
1 cucchiaio di farina
1 cucchiaio di rosmarino tritato
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 rametto di timo
olio d’oliva
burro
sale e pepe

Preparazione:
fate dorare i filetti in una padella antiaderente con un po’ di olio girandoli più volte per farli colorare uniformemente, salate e pepate.
Preriscaldate il forno a 180°.
Pelate, lavate le patate e grattugiatele. Mettete in uno scolapasta e lasciatele a bagno in acqua fredda. Scolatele e asciugatele con cura con uno strofinaccio. Mettetele in un insalatiera, aggiungete la farina, gli albumi leggermente sbattuti con una forchetta, le erbe aromatiche, sale e pepe.
Mettete i filetti in due pirofile imburrate e ricopriteli interamente con il composto di patate alle erbe, comprimendo bene intorno alla carne.
Infornate per 30-35 minuti circa, fate dorare in superficie.
Tagliate a fette e servite ben caldo.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

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