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Magali

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mercoledì 31 gennaio 2018
Ringrazio di cuore la mia amica, per aver raccolto la nostra proposta e le cediamo, con piacere, la parola.

Ho visto un film, secondo me, davvero degno di nota, e cioè "Call me by your name" di Luca Guadagnino. 
Non a caso ho scritto il titolo in inglese : il film è parlato in più lingue (italiano, inglese, francese e un pizzico di tedesco) e invito chi ne ha la possibilità a vederlo in originale e non doppiato proprio perchè questa è una caratteristica importante del film che con il doppiaggio va persa.
Non voglio raccontare la trama e nemmeno dilungarmi sull'argomento... Voglio solo spiegare perchè, sempre secondo me, è un film bellissimo. Innanzi tutto è molto bella la fotografia e gli attori sono tutti molto bravi (soprattutto il giovane protagonista); ma quello che ha più peso è il messaggio che la storia e il suo svolgersi recano in sè, che è un messaggio di intelligenza ed apertura mentale, di comprensione, di amore per la vita in tutte le sue manifestazioni e di ricerca della "felicità".
Uscendo dalla sala, l'amica che era venuta con me, pur piacevolmente colpita dalla proiezione, mi poneva un dubbio.
Secondo lei il paradigmatico discorso che il padre fa, verso la fine, al figlio, (e che lei proponeva di stampare in manifesti da affiggere ovunque), avrebbe potuto essere fatto da qualunque persona, anche non di cultura, ma dotata di grande apertura mentale e sensibilità, ovvero, secondo lei l'ambientazione del film in una famiglia di persone colte, illuminate e poliglotte, è, in un certo senso, esagerata... Invece secondo me è il contrario, cioè il regista vuole sottolineare quale dovrebbe essere il vero scopo della "cultura" e cioè proprio la capacità di "aprire la mente", di "capire"...
Dove per cultura si intende non solo un elenco più o meno lungo di titoli accademici, ma piuttosto l'amore per la lettura, la musica, la storia e per tutte le discipline che portano qualcosa al nostro bagaglio mentale e quindi ci aiutano appunto a "capire"; in contrasto con l'ottusità dell'ignoranza, intesa appunto non solo da un punto di vista "scolastico", che ci rende esseri limitati ed ottusi.
Non solo quindi un film esteticamente bello, dove tutti i personaggi sono a modo loro positivi, ma anche un film che fa riflettere. 
                                            Laura C. 

La recensione di Laura mi ha fatto immensamente piacere, perchè raccolto la nostra iniziativa e mi ha spinto ad uscire di casa ed andare a vedere questo film. Il mio giudizio è positivo e "l'aria che si respira è quasi irreale come entrare in una "bolla" in cui la cultura, sotto molteplici forme ed espressioni, è veramente paragonabile al pane quotiditano, al nutrimento, perchè leggere, suonare, interessarsi all'arte è assolutamente spontaneo anche da parte dei più giovani. Condivido il pensiero di Laura che la cultura sia curiosità, sete di conoscenza ed è proprio questo il messaggio che traspare. La "magia" continua e tocca il suo massimo nel dialogo tra padre e figlio, perchè un genitore, senza pregiudizi, che sprona il figlio a provare sentimenti, emozioni anche a costo di soffrire è encomiabile. Lo incita a vivere con la V maiuscola prima che il suo corpo e il cuore siano consumati ed è veramente toccante. Avrei preferito questo epilogo a quello del film, in cui, la telefonata finale catapulta lo spettatore nella realtà sterotipata.

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