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lunedì 19 febbraio 2018
La donna del caffe’
Nel ringraziare ancora Helga dell’ospitalità, ho pensato di raccontare, a chi avrà voglia di leggermi, un episodio accadutomi di recente.
Come probabilmente non sapete io ho un lavoro un po’ diverso dal solito, ho proseguito il lavoro di mio padre e gestisco una piccola azienda di allestimento stand, curo sia il progetto che la “costruzione”.
Gli stand sono quelle strutture più o meno piccole e più o meno complesse, che le aziende usano per presentare i loro prodotti ed incontrare clienti e rappresentanti nelle varie fiere che, divise per
tipologia, si svolgono in Italia ed in Europa.
E’ un lavoro che, quindi, mi porta spesso a viaggiare per l’Europa ed a vedere città e conoscere le persone più varie.
Ultimamente ero a Monaco di Baviera per una fiera: i giorni di allestimento sono solitamente congestionati, praticamente una baraonda con persone che corrono di qua e di là portando materiali, montando pareti, mobili, verniciando, pulendo, il tutto si svolge in un caos creativo che può ricordare quello degli studi cinematografici.
Come potete immaginare si e’ sempre in ritardo ed il giorno dell’inaugurazione lo si vede quasi come il giorno del giudizio. Ogni momento è, quindi, importante, perché il tempo scorre inesorabile non lasciando neanche un attimo di tregua al punto di dimenticarsi di bere o mangiare.
Proprio in quei momenti, quasi per magia, compare “la donna del caffè”, una signora che con un carrettino gira per i corridoi scansando pannelli, attrezzi, materiale di scarto, imballaggi, per portare ristoro ad una marea di gente indaffarata.
Ogni fiera specie in Germania ha “la sua donna” (più raramente un uomo), solitamente indossa qualcosa di colorato o caratteristico e spingendo un carrettino, anch’esso personalizzato, fa capolino in ogni stand chiedendo se si desidera qualcosa.
Normalmente sono contatti rapidi… i tempi sono sempre ristretti… Ma questa volta il suo ultimo passaggio ha coinciso con il termine del nostro lavoro e tra un caffè ed un dolcetto ho avuto modo di osservarla con più calma: era una donna parecchio anziana, con un cappello nero caratteristico tipo quelli delle streghe, il suo carrettino era dipinto di rosso con dei dischetti neri ed una scritta Kafer ... letteralmente maggiolino e non coccinella, come mi sarei aspettato ... era davvero particolare, ma il tempo di pensare di scattare qualche foto e lei si era già allontanata.
“Pazienza” penso, ma poi mi dico “Perchè no?” Il lavoro era a buon punto e potevo dedicare un attimo a cercarla.
Cammino tra i vari corridoi, cercandola, finchè, in lontananza, intravedo solo il suo carrettino, ma lei stranamente non c’era…
Mi avvicino e la scorgo, ho faticato a trovarla, perchè si è tolta il cappello, è entrata in uno stand, in cui, come attrattiva, avevano parcheggiato un vecchio furgone Ford coloratissimo attrezzato a camper e posizionato davanti ad una parete con una gigantografia di una spiaggia, mare ondoso e ragazzi con le tavole da surf.
Sono sul bordo dello stand e la osservo vicino al furgone accarezzarne la carrozzeria, quando lei se ne accorge mi rivolge la parola in tedesco, le dico che non capisco bene e lei prosegue in inglese raccontandomi di come lei da ragazza avesse per le vacanze un camper simile, il classico Volkswagen Bully anni ‘60 e come avesse notato ora che le lamiere del Ford fossero più spesse e quindi sarebbe stato un mezzo migliore. L’anziana signora nota che sono colpito e che osservo con insistenza il carretto rosso con le macchie nere “coccinella” ed allora prosegue e mi racconta di come avesse, sempre in gioventù un maggiolino cabriolet, e da quel ricordo era derivato prima il nome del carretto e poi il suo colore.
Io sorrido ed annuisco, lei, a sua volta, ricambia e si allontana lasciandomi un senso di comunione di pensieri e ricordi così intenso ed inaspettato tra persone diverse e sconosciute, tale sensazione è così profondamente positiva al punto da farmi continuare a sorridere tra me e me e a farmi stare bene. Attendo un attimo e, in lontananza, le scatto qualche foto e torno al lavoro.
Fabio B.

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