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Magali

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martedì 20 febbraio 2018
Oggi abbiate la pazienza di leggere fino in fondo, seguendo i miei pensieri l'ho presa un po' alla lontana!
L’altro giorno mentre scrivevo un post, le parole apparivano rapidamente sullo schermo e, seguendo il filo dei miei pensieri, mi è venuto in mente che io avendo avuto la fortuna/sfortuna di essermi diplomata in ragioneria avevo studiato dattilografia e quindi scrivo molto velocemente, senza guardare la tastiera, usando tutte le dieci dita. Riflettevo sul fatto che questa materia dovrebbe essere obbligatoria in tutti gli istituti superiori, soprattutto adesso in cui la grafia si utilizza sempre meno, per non parlare della calligrafia che ormai è privilegio di pochi …
Invece mentre sto scrivendo questo post non riesco a spiegarmi, perché io l’unica di tre figli, fui obbligata ad iscrivermi all’istituto tecnico commerciale, non al liceo, perché dovevo avere un diploma “finito”. A quei tempi si usava definire tale conseguire un diploma che non ti "obbligava" a continuare gli studi. Io, da testarda, quale sono sempre stata, mi sono diplomata, ma ho deciso di proseguire, guadagnandomi i soldi per le tasse universitarie dando ripetizioni, facendo la babysitter e altri lavori saltuari, ma, nonostante le insistenze dei miei genitori che mi spingevano verso giurisprudenza o economia e commercio, scelsi architettura, senza avere alcuna nozione di disegno e analisi matematica. Mi sono laureata, quindi, lavorando, accudendo i miei genitori gravemente malati, studiando la notte, perché da sempre sono convinta che lo studio apra la mente, ti renda curioso, attento, ti alleni ad alimentare, nel corso della vita, la ricerca della conoscenza, dell’apprendere ed è un patrimonio inestimabile che nessuno ti potrà portare via. Tutto questo non è solo dato dalle nozioni che si “incamerano” durante il percorso universitario, ma dal ricercarle, organizzarle e, soprattutto, dal concatenarle. Come in tutti gli ambiti da un inizio, ci si collega ad una sequela di eventi, situazioni, in questo caso, di informazioni che vanno a riempire le nostre utopiche valigie, che nel corso della nostra vita svuoteremo chissà quante volte per poterle nuovamente riempire di interessi, curiosità, passioni! Io ho un pessimo carattere, ma ho una dote peculiare: la tenacia, che unita alla convinzione dell’importanza dello studio, inteso nella sua accezione più ampia, mi hanno spinto a non mollare, nonostante i periodi di dubbio e le difficoltà, e ad arrivare alla meta. La motivazione primaria deve essere quella di fare veramente un favore a se stessi, impegnandosi nello studio e ricordiamo che lo si può fare a qualsiasi età.
Mi farebbe piacere se queste parole fossero di sprone anche solo ad uno dei vostri figli o nipoti, e un ultimo consiglio, quando pensate di non farcela ascoltate “non farti cadere le braccia”, è una canzone d’altri tempi, desueta, ma quante volte prima di un esame, in un momento di sconforto l’ho ascoltata e se ce l’ho fatta è stato anche merito di Bennato.😉

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo,
noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.
Leo Buscaglia

Lo studio e, in generale, la ricerca della verità e della bellezza
sono una sfera di attività nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita.
Albert Einstein

Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza,
e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso,
perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri.
Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza.
È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili.
Dalai Lama

Lo studio è la migliore previdenza per la vecchiaia.
Aristotele

Tutto ciò che impari, t’applica a impararlo con quanta più profondità è possibile.
Gli studi superficiali producono troppo spesso uomini mediocri e presuntuosi.
Silvio Pellico

Un’università dovrebbe essere un luogo di luce, di libertà e di studio.
Benjamin Disraeli

Si è uno studente finché si ha ancora qualcosa da imparare,
e questo significa per tutta la vita.
Henry L. Doherty

1 commenti:

Loredana ha detto...

Cara Helga, come capisco questi tuoi pensieri.
Storia molto affine alla mia esperienza, io seconda di tre figli, anche io destinata a un diploma finito, come dici tu, nel mio caso diploma magistrale, perché studiavo al conservatorio e, per mio padre, non avrei potuto reggere un liceo.
Poi ho scelto di fare tutt'altro nella mia vita, dopo un'esperienza dolorosa e di quelle che ti cambiano il modo di vivere la vita, rimettendo tutto nella giusta prospettiva, ho capito che avevo bisogno di fare qualcosa per gli altri, di lavorare nel sociale e così ho resettato tutto e ricominciato da capo.
Oggi sono qui, contenta tutto sommato delle mie scelte, ma non mi sento arrivata, ogni giorno cerco stimoli, sono curiosa di imparare cose nuove, di seguire nuove passioni.
Spero anche io che le tue parole possano essere di sprone, sono quelle che anche io ho detto e continuo a dire ai miei figli.
Ho anche capito che più che le parole può l'esempio.
Un abbraccio cara Helga.

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