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giovedì 17 marzo 2011
Il settimanale tedesco più prestigioso “Die Zeit” scrive: “ci sono stati mesi di accese discussioni per capire se gli italiani dovessero lavorare il 17 marzo. Le aziende erano naturalmente contrarie, i sindacati incerti, così come il governo. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è troppo impegnato a preparasi per i processi che dovrà affrontare nei prossimi mesi per occuparsi dei 150 dell’unità d’Italia. In ogni caso, all’ultimo momento , il governo ha emanato un decreto che stabilisce che il 17 marzo non si andrà al lavoro. Un decreto legge per la festa nazionale come se si trattasse di uno stato di crisi.
……. Il partito di Umberto Bossi, che non si è tirato indietro quando si è trattato di piazzare un suo uomo al ministero dell’interno, rifiuta i simboli della repubblica come l’inno nazionale e il tricolore. Bossi è stato condannato per oltraggio alla bandiera italiana, dopo essersi vantato di usare il tricolore “per pulirsi il culo”.
……. Le polemiche dimostrano che i partiti al potere usano a piacimento la storia del paese, incuranti della verità storica, per fare bassa propaganda politica.
……. E’ giusto , dunque, festeggiare? Certo, scrive il giornalista Aldo Cazzullo: “Ogni famgilia italiana custodisce un frammento della storia nazionale”. E per poter cercare quei frammenti di storia e ritrovare se stessa, ora l’Italia ha un giorno libero a disposizione.”
Credo che i commenti siano superflui, ognuno tragga le proprie conclusioni.
In questo momento ci sono 50 tecnici volonatari, eroi senza nome, nella centrale nucleare di Fukushima, che stanno lavorando ininterrottamente, per evitare una strage, consapevoli del fatto che l’esposizione a radiazioni oltre il “normale” li porterà sicuramente, nella migliore delle ipotesi, a morire, in tempi brevi, di tumore.
A questo proposito mi sovviene la famosa frase di Garibaldi che intimò a Bixio: “Nino o si fa l’Italia o si muore!” e mi domando quanti Italiani, a distanza di 150 anni, sacrificherebbero la vita per la propria patria?

1 commenti:

Anonimo ha detto...

concordo con te su tutto ma a maggior ragione sulla tua frase "eroi senza nome": é proprio grazie a queste persone che non verranno forse mai ricordate, se non dai propri cari, che nascono le grandi imprese, gli atti di coraggio e i grandi cambiamenti.....come non esserne orgogliosi! un abbraccio
bruna

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