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Magali

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mercoledì 27 giugno 2018
In questo post vi avevo parlato del gruppo di scrittura ed oggi vi ripropongo un altro mio scritto, l'immagine a cui i partecipanti dovevano ispirarsi era questa. Ricordo che quesa fotografia mi aveva trasmesso una sensazione di inquietudine, trasformatasi nel corso della scrittura.
Non solo correre
Tutti i giorni correva sulla spiaggia, metodicamente alla stessa ora, non poteva farne a meno, era diventato il suo antidoto per non pensare, per estraniarsi dalla realtà. Non le importava del freddo, del vento tagliente che le sferzava il viso o del caldo soffocante, che quasi le toglieva il respiro. Era l’unico momento in cui lei e solo lei assumeva la massima importanza, in cui non chiedeva conferme ad altri e nessuno si appoggiava a lei, ma, soprattutto, in cui si sentiva veramente libera.
Sentiva l’energia fluire in tutto il corpo, riusciva a visualizzare ogni organo che da ogni respiro traeva linfa vitale, i pensieri non esistevano, era assolutamente in pace con se stessa. Aveva, ormai, assunto un ritmo cadenzato, ogni balzo era realmente un “progredire”, un esercizio di tenacia fisica che conduceva ad un’evoluzione della sua anima.
Correva, correva senza meta, totalmente immersa nella natura che la circondava, al punto di guardare, ma non vedere, così come faceva con la sua vita, che le scorreva addosso, come se non le importasse del fluire del tempo, perché il suo “vivere” era assolutamente scialbo, monotono e privo di significato o meglio era, in assoluto, un’esistenza in funzione degli altri.
Un giorno interruppe la sua corsa, di colpo si distrasse, qualcosa la distolse dal suo incedere, ormai, automatico, il suo sguardo fu rapito da una densa foschia che albergava sul mare argenteo, non pareva minacciosa, perché, in lontananza, intravedeva il cielo di un blu intenso, il cui contrasto quasi strideva con la massa bianca. Al fermarsi del suo corpo, una concatenazione di pensieri iniziava a far guisa nei meandri della sua mente. Fino a quel momento anche la corsa, che a lei pareva uno spazio confortevole in cui rifugiarsi, era diventata come la sua vita, ripetitiva, incolore, poi quella maledetta nuvola, aveva rivoluzionato tutto, l’aveva messa di fronte all’imprevisto, al brivido trasmesso dall’insolito, sentiva l’emozione prendere il sopravvento e con essa l’impulso di cambiare. Voleva, assolutamente, carpire la magia di quell’attimo, renderlo proprio, ma soprattutto palpitante. Desiderava il colore, i contrasti, la passione, l’emozione, in quel momento di statica riflessione comprese che doveva diventare la protagonista della propria vita, connotare i propri giorni con allegria e spensieratezza, ma, soprattutto, renderli differenti e, in quanto tali, indelebili nella memoria, anche se questo voleva dire correre da sola, ma, in fondo, non è quello che aveva fatto finora?


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