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Magali

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domenica 5 ottobre 2014
Chi ha un blog sa perfettamente che, a volte, o perché si è stanchi o per mancanza di idee o perchè si desidera solo scrivere cose belle od altri innumerevoli motivi non si ha voglia di pubblicare o addirittura viene in mente di “chiuderlo” definitivamente senza, in realtà, validi motivi.
Poi avviene qualcosa e ci si rende conto di volerlo raccontare … piacevole o meno, ci sarà sempre qualcosa da esternare.
Sono stata a Parigi per lavoro, non ho avuto tempo di fare foto, vedere mostre, troppo impegnata con il lavoro e poi sono stata male, parecchio male: soffro da oltre dieci anni di una malattia, che fortunatamente, non mi ha mai dato, finora, grossi problemi, è catalogata come sindrome (non ci sono cure definitive, ci si può solo augurare che non peggiori) di Meniere i cui sintomi principali sono crisi acute di nausea, vertigini che possono durare anche più giorni. Per farvela breve sono stata male tre giorni di fila immobilizzata a letto, ma la cosa più grave che sono stata male nel metrò, non potevo assolutamente far altro che accasciarmi e restare immobile in attesa di avere un momento di effimero benessere per riuscire a trascinarmi a casa. E’ una malattia invalidante, non riconosciuta, che limita il vivere quotidiano, che ti instilla insicurezza, perché in qualsiasi momento potresti uscire e stare male … io non ci penso e mi vinco, appena mi sono sentita un pochino meglio sono uscita da sola, non vi nego che avevo paura, ma penso che bisogna vincersi e andare avanti e poi perché, dietro l’angolo, puoi anche trovare cose belle. Come sapete cerco sempre di dare una spiegazione, un significato a qualsiasi evento della mia vita, ebbene l’acuirsi di questa brutta bestia, mi ha fatto riflettere su tante cose, sul fatto che, spesso, ci limitiamo a non vivere la nostra esistenza, dobbiamo realizzare qualche sogno, godere con gli occhi e la mente, far sì che il nostro essere nella sua totalità venga invaso dal bello da piccoli, grandi progetti che devono diventare realtà per significare la nostra vita, perché, se non agiamo così, questo sarebbe veramente un torto nei confronti di noi stessi ed anche di coloro che soffrono veramente ed hanno delle limitazioni fisiche nella loro quotidianità. Proprio per questo timorosamente mi vinco, per tutti coloro che so, non possono assolutamente farlo.
Vi ho scritto questo, perché, come dice Terzani, “si è soliti pensare che il dolore sia sempre altrui”, ma invece all’improvviso può toccare ognuno di noi, questo non ci deve far vivere nel terrore, ma deve aprire la via della sensibilità ai problemi del nostro prossimo, basta solo conoscere, diffondere con la speranza che in questo paese in cui ci sono molti "dimenticati" ciò avvenga in modo sempre meno accentuato, proprio a tal proposito, vi prego di dedicare un attimo di tempo ed andare su questo sito,  segnalatomi dalla mia cara amica Bruna, di questo vi ringrazio anticipatamente.
Beh ora dovrei compensare con una ricetta mega, ma mi sa che vi deluderemo, perché dopo i brutti eventi parigini al ritorno abbiamo anche avuto il febbrone familiare (per fortuna la pelosotta esclusa) di cui subiamo gli strascichi, quindi ci dovete perdonare e accontentarvi di questa ricetta semplice, dai colori ancora estivi, attuabilissima ancora in questo periodo.

Cavatielli gamberi e fagiolini
Ingredienti per quattro persone:
300 g di cavatielli
300 g di pomodori datterini
150 g di fagiolini
300 g di code di gamberi
1 scalogno
maggiorana
olio di oliva
sale
peperoncino

Preparazione:
fate cuocere in acqua salata i fagiolini precedentemente puliti, scolateli.
Tuffate i pomodori in acqua bollente per un minuto, pelateli e tagliateli in due.
In una padella antiaderente fate cuocere per un minuto da ambo le parti i gamberi, fate raffreddare, sgusciateli e privateli del “filo” nero.
In una padella antiaderente con dell’olio di oliva fate soffriggere lo scalogno, affettato sottilmente, aggiungete i pomodori, il sale e peperoncino. Fate cuocere 10 minuti, aggiungete i gamberi, i fagiolini, la maggiorana e fate cuocere altri 5 minuti.
Fate cuocere i cavatielli in abbondante acqua salata, scolateli e fateli saltare in padella con il sugo.
E come dice Magali “leccatevi i baffi!”

6 commenti:

mari ►☼◄ lasagnapazza ha detto...

Ciao Helga, non sai quanto mi rattristi ciò che hai raccontato. Conosco questa sindrome e so quanto possa essere terribile. Sono molto colpita dalla tua forza d‘animo, mi ero gia fatta un‘idea che tu fossi una grande donna ma dopo questo tuo racconto so per certo che non sei grande ma grandissima.
Le tue parole sono molto vere.
Un abbraccio enorme.
Mari

Loredana ha detto...

Helga, carissima, mi spiace molto per quello che ti è accaduto, ma tu sei forte e trovi talmente tanta carica da riuscire ad andare avanti, affontando il dolore, la sofferenza a viso scoperto, senza aspettarti qualcuno che se ne prenda un pò .
Ognuno ha le sue croci da portare, ognuno percepisce le proprie sofferenze e facendo questo , se, come dici tu, riesce ad aprirsi agli altri, trova la chiave che apre la porta per vivere meglio e sopportare di più.
Ti mando un abbraccio e ti scrivo subito su fb :)

ps I tuoi cavatielli sanno di estate e mi hanno fatto tornare il sorriuso...mi piacerebbe sentiure come pronunci "Cavatielli" alla napoletana, ma con un accento francese ;)

acquaviva ha detto...

si crede che la sofferenza sia sempre degli altri. Poi ci si scontra con la vita vera. C'è chi soccombe, c'è chi cresce. Tu ora più che grande sei immensa.

๓คקเ ha detto...

Cara Helga, mai avrei immaginato che tu soffrissi di una malattia del genere. Hai ragione, la nostra sofferenza non deve farci ripiegare su noi stessi, ma deve aprirci agli altri.
La tua battaglia quotidiana per vincerti e vivere una vita normale racconta di una donna coraggiosa che affronta la vita come viene, con tutto quello che ha da offrire.
Mi permetti di ricordarti nelle mie preghiere?
Un abbraccio.

Francy BurroeZucchero ha detto...

Ciao Helga, ho letto con attenzione il tuo post e dopo il dispiacere enorme nell'apprendere della sindrome di cui soffri, proseguendo nella lettura mi ha colpito il grande coraggio, la forza e la dignità con cui affronti tutto questo e di ciò sono stata veramente contenta perchè non è facile e sopratutto non è da tutti. Tu sei veramente speciale, io non credo saprei fare altrettanto. Ti abbraccio forte

Cristiana Beufalamode ha detto...

Ogni tanto fa bene che ci sia qualcuno a ricordarti anche degli altri, soprattutto di quelli che "non si fila nessuno": è frustrante stare male e non ricevere aiuto perché non c'è aiuto....mi dispiace un abbraccio cri

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